Alla fine della fiera

2 dic

WALTER MOLINO

Partinico – Le carte dell’inchiesta The End parlano chiaro: anche se le numerose operazioni messe a segno dagli investigatori a partire dalla fine del 2004 ne hanno più volte squadernato i ranghi, le cosche mafiose di Partinico, attraversate da barbare guerre di potere, non hanno mai smesso di proliferare e di gestire bellamente i propri affari. Scorrendo le biografie dei 23 arrestati non si può fare a meno di notare come almeno la metà siano trentenni o giù di lì, molti dei quali pieni di amici su Facebook, tra cui (figurarsi) qualche disinvolto politicante locale  più avvezzo agli aperitivi che alla tutela della propria dignità (altri, giusto un pò più avvertiti, si sono rapidamente ripuliti il profilo: per la faccia ci vuole ben altro). Eppure, nonostante la linfa criminale assicurata dalle nuove leve, i business delle cosche sono sempre gli stessi: cemento, estorsioni e droga.

E vabbè, dalla criminalità di provincia, sia pure a mano armata, c’è poco da aspettarsi in termini di fantasia. Qualcosa di meglio, invece, si poteva immaginare rispetto alla società civile. E invece i magistrati hanno tenuto a precisare che, fiaccolate o meno, di fronte alla prepotenza mafiosa gli imprenditori si piegano e la cittadinanza tace. Bell’affare, davvero. Eppure, a ripensarci, qualcuno ci aveva raccontato un altro film: i mafiosi pezzi di merda da sputarci in faccia, l’eredità di Peppino Impastato (chissà che capogiri…), grida, schiamazzi e schiumazza. Roba che, con un tale bombardamento mediatico, quei poveri mafiosi, umiliati e ridotti a ferrivecchi privi di consenso, si sarebbero dovuti autosciogliere nell’acido dell’oblio. E soprattutto, con cotanti esempi, il rigurgito di legalità di Partinico tutta avrebbe sommerso qualsivoglia reazione criminogena.

E invece, all’antimafia urlata e manco un pochino praticata, Partinico risponde – ma guarda un pò – con silenzio e omertà. Complicità, scambio di favori. Succede, quando la malapianta è così radicata, quando la crisi morde e di fronte alla prospettiva legalitaria l’imprenditore pensa prima alla saccoccia, quando il mercato locale è drogato dal malaffare e dalla connivenza. Succede, quando la parte peggiore della peggiore classe politica che questo piccolo paese di provincia abbia mai scelto e subìto, ingrossa le fila dei parolai, improvvisando un’antimafia di facciata subito smentita appena varcata la soglia del palazzo e degli uffici comunali. Succede, quando si fanno le prove generali per la più grande speculazione finanziaria che questo territorio abbia mai visto, e le cosche si organizzano per non perdere neppure un centesimo o un grammo di calcestruzzo. Succede, quando l’antimafia si riduce a una messa in scena barocca e autoreferenziale, ignorando che la cultura della legalità è un esercizio quotidiano, faticoso e discreto.

A Partinico c’è chi esulta per l’operazione The End, e c’è chi tace. C’è chi si nasconde, purtroppo non dalla vergogna, e chi a tutto volume suona ancora la grancassa. In attesa di un’altra operazione, di altri riflettori.

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