«La ‘ndrangheta finirà quando non ci sarà più l’uomo sulla Terra» – (via Corriere della Sera).
Il tableau
30 giu
(…) la sentenza di Palermo non dice soltanto di Dell’Utri, racconta anche di Berlusconi perché conferma quella sorta di “assicurazione” con la mafia che il Cavaliere sottoscrive ingaggiando e promuovendo il suo ex-segretario personale e compagno di studi. Non c’è dubbio che, con questo risultato, Berlusconi paga in Italia e nel mondo un prezzo molto imbarazzante al suo passato. Un onere non giudiziario, ma un costo decisivo, politico e d’immagine. Perché se si assemblano le tessere raccolte in questi anni emerge con sempre maggiore nitidezza, e nonostante l’ostinatissima distruzione della macchina giudiziaria, quali sono il fondo, le leve, le pratiche e i comprimari del successo di Silvio Berlusconi, dove Dell’Utri è soltanto un tassello, una delle concatenazioni oscure della sua fortuna, la più disonorevole forse, ma non la sola. (continua…)
Il partito di Cosa nostra e la voglia di mafia
20 giuENRICO BELLAVIA
Qual è il partito politico che in questo momento ascolta le classi deboli, ne interpreta i bisogni, coltiva rapporti con la borghesia imprenditoriale e parte dell’intellighenzia, sa amministrare con oculatezza, ha una propria visione strategica del mercato e perfino sulla sicurezza non resta indietro? È Cosa nostra. Pur con le sue crisi di leadership, le alterne fortune, i momentanei rovesci finanziari, il partito dei boss gode di un largo consenso, a tratti crescente. (continua…)
I business delle ecomafie non solo rifiuti e cemento
5 giu
LUCA SALICI
Nel rapporto Ecomafia 2010 di Legambiente non si parla esclusivamente di gestione dei rifiuti e del ciclo del cemento. Le mafie si annidano anche in altri affari, mostrando interesse per quei settori “green” dell’economia globale.
Agromafia
L’agricoltura è da sempre un settore strategico dell’economia criminale. Viene stimato un giro d’affari di circa 50 miliardi d’euro l’anno, ovvero un terzo del fatturato illegale nella nostra Penisola. Ogni giorno vengono accertati 150 reati. Un agricoltore su tre è raggiunto dai tentacoli delle mafie, secondo la Confederazione italiana agricoltori. “Una mafia dal volto antico e moderno – si legge nel rapporto Ecomafia – quella che prolifera nelle campagne e che incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone perché può contare sulla condizione d’isolamento degli operatori”.
I reati sono dei più svariati: furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, macellazioni clandestine, danneggiamento al raccolto, truffe nei confronti dell’Ue, caporalato, saccheggio del patrimonio boschivo.
“Sappiamo – dice Carmelo Gurrieri, presidente Cia Siclia – che la criminalità organizzata condiziona buona parte dell’intera filiera agroalimentare siciliana. Molti sono i campanelli d’allarme che indicano come il problema sia in fase di recrudescenza”. I clan controllano e condizionano l’intera filiera agroalimentare: dalla produzione agricola all’arrivo della merce nei porti, dai mercati all’ingrosso alla grande distribuzione.
Nei prezzi al consumatore, molto spesso gonfiati, vengono così considerati anche racket e pizzo, le “tasse” delle mafie. L’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia rivela che nei mercati ortofrutticoli di Vittoria (Rg), Fondi (Lt) e Milano si sono costituiti pericolosi cartelli che gestiscono e controllano in maniera monopolistica e mafiosa le rotte di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli verso le varie zone d’Italia.
Il dossier Ecomafia ha fotografato anche il ritorno all’abigeato. Il valore medio di un capo di bestiame è 3.000 euro; ogni anno ne spariscono 100 mila. Una gran parte di questi viene destinata alla macellazione clandestina. Nel Meridione, nell’ultimo anno, sono aumentati del 20% i furti di animali.
Un Paese in fumo
Gli incendi dolosi rappresentano un altro business delle mafie. Secondo i dati del 2009 il 51% dei roghi avviene nelle regioni del Sud a tradizionale presenza mafiosa – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Il rapporto Ecomafia 2010 avverte: “in molti casi ci si trova di fronte non a isolati criminali incendiari, ma alla vera e propria criminalità organizzata, che ha interessi forti principalmente nelle attività di rimboschimento e in quelle legate al ciclo del cemento”.
L’Italia nel 2009 è bruciata di meno rispetto al passato. Il numero d’incendi risulta il più basso degli ultimi 18 anni, una riduzione del 20% rispetto al 2008. L’anno scorso 5.400 incendi hanno percorso una superfici di oltre 73.000 ettari della Penisola. In Sicilia sono avvenuti 462 incendi, l’8,6% del totale. Sono state eseguite 10 denunce, 3 arresti e 3 sequestri.
Se la situazione è migliorata è senza dubbio merito delle campagne di sensibilizzazione e di una acquisita consapevolezza dei danni ambientali procurati dai roghi. Un ruolo importante è svolto dalle amministrazioni comunali, adesso più attente alla tutela delle proprie aree forestali, tramite l’applicazione della legge quadro 353/2000. La suddetta legge ha introdotto l’obbligo di censire annualmente i terreni percorsi dal fuoco attraverso un apposito catasto nel quale è vietato sia edificare sia esercitare caccia e pastorizia per 10 anni. Finora l’80% dei Comuni, secondo Ecosistema incendi 2009, hanno istituito il catasto, mentre almeno la metà l’ha aggiornato nell’ultimo anno. In Sicilia si segnalano ancora gravi ritardi dei Comuni nella istituzione del catasto dei terreni percorsi dal fuoco.
Archeomafia
Ogni anno scompaiono da musei, chiese, collezioni private o di enti pubblici e privati migliaia di oggetti d’arte. Nel 2009 sono state rubate 1.093 opere, dato quasi uguale a quello dell’anno precedente (1.031). Trafugati 13.219 oggetti, reati che hanno portato ad aprire una indagine nei confronti di 1.395 persone, e a comminare 45 arresti. Nell’Isola sono state accertate 60 infrazioni, il 6,5% del totale. Le regioni del Sud Italia, insieme, rappresentato il 26,8% del dato complessivo nazionale.
Infrazioni sul ciclo del cemento, opere pubbliche a rischio crollo
5 giu
LUCA SALICI
Nell’ultimo anno sono stati persi 2 miliardi di euro in 27.000 costruzioni “senza regole”. Responsabili l’abusivismo edilizio e il calcestruzzo depotenziato. “Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità – si legge nel rapporto Ecomafia 2010 – un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private”.Secondo il dossier “il primo dato da segnalare per il ciclo del cemento è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica”. Sulla base delle stime Cresme Consulting, a dispetto del calo delle abitazioni ultimate (da 316.000 a 280.000) nel settore legale, la parte illegale ha visto una diminuzione di sole 1.000 abitazioni (da 28.000 a 27.000). L’abusivismo organizzato, afferma lo studio dell’associazione ambientalista, “opera in nero in tutta la sua filiera” dall’acquisto dei materiali alla manodopera: 7.463 infrazioni accertate, 9.784 denunce e 2.832 sequestri (triplicano gli arresti a quota 13). La Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati (15,8% del totale), al secondo la Calabria (12,1%), al terzo il Lazio (11,8%). Al quarto posto la Sicilia con il 9,6%, 718 infrazioni accertate, 532 sequestri effettuati e 915 persone denunciate.
Attenzione puntata anche sulle cosìdette “ricette di produzione” per il calcestruzzo depotenziato. Ne sanno qualcosa le società che hanno costruito gli aeroporti di Palermo e Trapani, il lungomare di Mazara del Vallo, l’Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e il commissariato di polizia di Catelvetrano (Tp). La fornitura di materiali inerti costituisce – a detta della Direziona nazionale antimafia – una delle fasi a maggior rischio di penetrazione mafiosa nel sistema dei pubblici appalti. Sulla Sicilia a tal proposito grava lo spettro della gestione delle cave: sono 580 quelle legalmente aperte, un’attività che frutta grandi guadagni ai cavatori che per l’estrazione non pagano nulla alle istituzioni. Da queste cave sono stati estratti oltre 113 milioni di metri cubi, 57 milioni solo nella provincia di Palermo. Numeri da record, su cui la parte del leone viene fatta dalla mafia. Per la Dna continua ad essere “disarmante la scarsa sensibilità finora dimostrata dal legislatore nazionale e regionale in materia di cave per quanto riguarda la prevenzione del rischio mafioso”.
Ecomafia 2010: la Sicilia tra le cinque regioni più vessate
5 giu
LUCA SALICI
Ogni ora in Italia vengono accertati tre reati ambientali. Settantotto al giorno, 28.000 all’anno. Sono le cifre del rapporto Ecomafia 2010, redatto dall’Osservatorio nazionale legalità e ambiente di Legambiente. Un giro d’affari per i clan pari a venti miliardi di euro all’anno.
Una holding, quella delle mafie, solida e potente che minaccia il futuro del Paese sottraendo preziose risorse all’economia legale. Il dossier è stato elaborato sulla base dei dati raccolti dall’attività di tutte le Forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria. Secondo i numeri pubblicati sono aumentati gli arresti (+43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno). In salita del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). Nello specifico, il rapporto registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463).
Le regioni del Sud sono lo scenario in cui avvengono i maggiori stupri ambientali al territorio. La Sicilia si conferma tra le regioni più saccheggiate dalla criminalità organizzata per ciò che concerne l’illegalità ambientale. Quest’anno si piazza al quinto posto con 2.530 infrazioni accertate. Al primo posto rimane stabile la regione più maltrattata dalla camorra: la Campania, dove avvengono il 17% delle infrazioni accertate (4.874 in quest’ultimo anno). Secondo posto per il Lazio (3.469 infrazioni), terzo per la Calabria (2.898) seguita dalla Puglia (2.674). La Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati (1.231).
Nel ciclo dei rifiuti, dove è stato registrato un significativo aumento dei reati accertati, la Campania si conferma in testa alla classifica con 810 infrazioni (15,5% del totale nazionale), seguita da Puglia (735 reati) e Calabria (386). Al quarto posto si piazza la Sicilia con 364 infrazioni, al quinto la Toscana (327). Il Piemonte, all’ottavo posto, è la prima regione del Nord con 270 reati.
“Quello dei rifiuti – scrive Roberto Saviano nella prefazione del dossier – è diventato uno dei business più redditizi che negli anni ha foraggiato le altre economie, come per il narcotraffico, i profitti dell’ecomafia vengono poi utilizzati dalle organizzazioni criminali per accumulare capitali con cui poi entra in altri settori, come negozi, proprietà immobiliari, trasporti”. Dati allarmanti quindi che spingono Legambiente a lanciare un ultimatum alle istituzioni. “C’è sempre più bisogno di una legge del codice penale – dice il vicepresidente dell’associazione, Sebastiano Venneri – che si occupi in maniera specifica di delitti contro l’ambiente”.Dello stesso avviso anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso: “la legge che vorrei proporre – spiega – aiuterebbe a tutelare meglio l’ambiente. Ad esempio, al di là delle sanzioni penali e quelle pecuniarie, bisognerebbe prevedere la non punibilità per quell’imprenditore che ripristinano i danni provocati all’ambiente”.“È necessaria – ha scritto Napolitano nel messaggio inviato all’associazione ambientalista – un’azione di contrasto che dev’essere sempre più incisiva, attraverso il ricorso a nuove tecnologie di rivelazione e l’adeguamento del quadro normativo al rapido evolversi di un fenomeno criminale in forme sempre più sofisticate e aggressive”.
Gestione dei rifiuti in Sicilia “in ritardo di dieci anni”
“Altro che emergenza Campania – dichiara il senatore Vincenzo De Luca, Commissione Rifiuti -, in Sicilia può accadere qualcosa di molto peggiore. In una regione in cui sono stati già spesi più di 1,8 miliardi di euro per commissari ad acta”. Roberto Pennisi, della Direzione nazionale antimafia, descrive gli appalti nella gestione dei rifiuti siciliani. I clan utilizzano due maniere per infiltrarsi nel business: tramite la turbativa d’asta o l’entrata di imprenditoria mafiosa in società miste con partecipazione pubblica. Per Mimmo Fontana, presidente Legambiente Sicilia, il caso siciliano rappresenta un fallimento di modello economico: “il sistema commissariale in atto dal 1999 è stata una vera sconfitta”. Dal 2001 al 2007 il commissario straordinario Cuffaro ha portato la raccolta differenziata dal 3 al 6%. Accantonati i progetti dei termovalorizzatori, la nuova riforma dei rifiuti arriva con 10 anni di ritardo rispetto alle altre regioni. “Forse – afferma Fontana – riusciremo a raggiungere il 20% di raccolta differenziata nel 2015, ben tre anni dopo il termine”.
Racket, arresti e confessioni
25 magDopo le confessioni dell’ultimo pentito di Cosa nostra, Manuel Pasta, trenta commercianti del salotto buono di Palermo sono stati convocati negli ultimi giorni in caserma e si sono trovati di fronte a un bivio: ammettere o negare di aver pagato il pizzo ai mafiosi. Undici operatori economici hanno raccontato anni di intimidazioni e ricatti; tutti gli altri continuano a negare e adesso rischiano di finire sul banco degli imputati con l’accusa di aver favorito i loro estorsori, che sono stati arrestati questa notte dai carabinieri del comando provinciale di Palermo. (continua…)


