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	<title>Mafie Holding</title>
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	<description>Repertorio di reti e affari della criminalità organizzata del XXI secolo</description>
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		<title>La rete del racket di Lo Piccolo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 07:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SALVO PALAZZOLO Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti per l&#8217;ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=611&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/lo-piccolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-612" title="LO Piccolo" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/lo-piccolo.jpg?w=123&#038;h=108" alt="" width="123" height="108" /></a></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;">SALVO PALAZZOLO</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto  che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del  pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti  per l&#8217;ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo  nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il mandamento di  Tommaso Natale dopo l&#8217;arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei  indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono  finiti in manette questa notte.<span id="more-611"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">I provvedimenti riguardano  presunti mafiosi, ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero  fatto da prestanome. I boss avevano deciso di investire in nuove  attività: uno dei più noti centri benessere del centro città, &#8220;O sole  mio&#8221;, sarebbe stato realizzato con i soldi del capomafia Giovanni  Bonanno, della famiglia di Resuttana. Il titolare, Filippo Catania, è  stato arrestato con l&#8217;accusa di associazione mafiosa e trasferimento  fraudolento di valori.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Il pizzo fu invece pagato per alcuni  lavori all&#8217;aeropor¬¬to Falcone Borsellino. Questo è quanto emerge dalle  indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia  Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal  procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Il pizzo sarebbe stato pagato  anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bighelli  dell&#8217;Esercito. Il mandamento di Tommaso Natale estendeva il suo potere  dal centro città fino ad alcuni centri della provincia. Così, pagarono  pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l&#8217;appalto per la  realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta, i boss non  pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il  taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione  di palazzine private e ai distributori di benzina.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Tutto questo  hanno confermato i tredici imprenditori che nei mesi scorsi sono stati  convocati alla squadra mobile per spiegare quanto emergeva dalla  contabilità trovata nei pizzini di Lo Piccolo. Il pizzo variava dal tre  per cento sull&#8217;importo degli appalti ai 50 mila euro dei cantieri edili  privati. I gestori dei distributori pagavano invece 20 mila euro  all&#8217;anno. Il significato di cifre e codici segnati nei pizzini è stato  spiegato anche da alcuni collaboratori di giustizia che un tempo era  uomini fidati dei Lo Piccolo. Così è emerso il nome del capo della  famiglia di Capaci e Isola delle femmine, Pietro Bruno, e del suo  collega di Torretta, Salvatore D&#8217;Anna. Gli altri arresti riguardano  esponenti delle famiglie di Carini, Montelepre, Tommaso Natale,  Sferracavallo, Cardillo, Resuttana e Passo di Rigano. L&#8217;inchiesta fa  luce anche su un traffico di droga gestito nel quartiere Zen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Negli  ultimi due anni sono stati ascoltati alla squadra mobile di Palermo 232  fra imprenditori e commercianti. Solo 61 hanno deciso di denunciare.  &#8220;Non siamo ancora di fronte a una ribellione collettiva contro il  racket, il pizzo purtroppo si paga ancora a Palermo, ma assistiamo a una  significativa presa di coscienza da parte degli operatori economici&#8221;,  dice il vice questore Nino De Santis, che dirige la sezione Criminalità  organizzata della Mobile. &#8220;E&#8217; un processo culturale importante e in  evoluzione, che è stato favorito dal lavoro delle associazioni  antiracket e adesso deve essere sostenuto sempre di più dalle  associazioni di categorie&#8221;.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">I prestanome. L&#8217;ultima indagine ha  svelato che i soldi delle estorsioni venivano reinvestiti in attività  lecite attraverso una rete di insospettabili. In manette sono finiti gli  imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro  Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Nel centro benessere di  Filippo Catania si erano imbattute anche le indagini dei carabinieri. Da  alcune intercettazioni era emerso che il 15 dicembre 2005 il boss  Maurizio Spataro, oggi collaboratore di giustizia, aveva telefonato  addirittura al cellulare di Giuseppe Cuffaro, fratello dell&#8217;allora  presidente della Regione Siciliana, per invitarlo all&#8217;inaugurazione del  nuovo solarium &#8220;O sole mio&#8221;. Gli disse che avrebbe portato un invito  &#8220;anche per Totò&#8221;. Totò Cuffaro. E un&#8217;ora dopo, Spataro chiamò Catania:  &#8220;Sto vedendo di fare venire una persona molto speciale&#8221;, disse.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">In  un&#8217;altra attività di Filippo Catania, la parruccheria &#8220;Loca club&#8221; di  viale del Fante, il boss Giovanni Bonanno (assassinato nel gennaio 2006)  avrebbe invece organizzato dei summit di mafia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>www.repubblica.it</em></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/611/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/611/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=611&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alla fine della fiera</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 17:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[WALTER MOLINO Partinico &#8211; Le carte dell’inchiesta The End parlano chiaro: anche se le numerose operazioni messe a segno dagli investigatori a partire dalla fine del 2004 ne hanno più volte squadernato i ranghi, le cosche mafiose di Partinico, attraversate da barbare guerre di potere, non hanno mai smesso di proliferare e di gestire bellamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=601&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/blabla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-602" title="blabla" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/blabla.jpg?w=123&#038;h=181" alt="" width="123" height="181" /></a>WALTER MOLINO</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Partinico &#8211; Le carte dell’inchiesta The End parlano chiaro: anche se le numerose operazioni messe a segno dagli investigatori a partire dalla fine del 2004 ne hanno più volte squadernato i ranghi, le cosche mafiose di Partinico, attraversate da barbare guerre di potere, non hanno mai smesso di proliferare e di gestire bellamente i propri affari. <span id="more-601"></span>Scorrendo le biografie dei 23 arrestati non si può fare a meno di notare come almeno la metà siano trentenni o giù di lì, molti dei quali pieni di amici su Facebook, tra cui (figurarsi) qualche disinvolto politicante locale  più avvezzo agli aperitivi che alla tutela della propria dignità (altri, giusto un pò più avvertiti, si sono rapidamente ripuliti il profilo: per la faccia ci vuole ben altro). Eppure, nonostante la linfa criminale assicurata dalle nuove leve, i business delle cosche sono sempre gli stessi: cemento, estorsioni e droga.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E vabbè, dalla criminalità di provincia, sia pure a mano armata, c&#8217;è poco da aspettarsi in termini di fantasia. Qualcosa di meglio, invece, si poteva immaginare rispetto alla società civile. E invece i magistrati hanno tenuto a precisare che, fiaccolate o meno, di fronte alla prepotenza mafiosa gli imprenditori si piegano e la cittadinanza tace. Bell&#8217;affare, davvero. Eppure, a ripensarci, qualcuno ci aveva raccontato un altro film: i mafiosi pezzi di merda da sputarci in faccia, l&#8217;eredità di Peppino Impastato (chissà che capogiri&#8230;), grida, schiamazzi e schiumazza. Roba che, con un tale bombardamento mediatico, quei poveri mafiosi, umiliati e ridotti a ferrivecchi privi di consenso, si sarebbero dovuti autosciogliere nell&#8217;acido dell&#8217;oblio. E soprattutto, con cotanti esempi, il rigurgito di legalità di Partinico tutta avrebbe sommerso qualsivoglia reazione criminogena.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E invece, all&#8217;antimafia urlata e manco un pochino praticata, Partinico risponde &#8211; ma guarda un pò &#8211; con silenzio e omertà. Complicità, scambio di favori. Succede, quando la malapianta è così radicata, quando la crisi morde e di fronte alla prospettiva legalitaria l’imprenditore pensa prima alla saccoccia, quando il mercato locale è drogato dal malaffare e dalla connivenza. Succede, quando la parte peggiore della peggiore classe politica che questo piccolo paese di provincia abbia mai scelto e subìto, ingrossa le fila dei parolai, improvvisando un’antimafia di facciata subito smentita appena varcata la soglia del palazzo e degli uffici comunali. Succede, quando si fanno le prove generali per la più grande speculazione finanziaria che questo territorio abbia mai visto, e le cosche si organizzano per non perdere neppure un centesimo o un grammo di calcestruzzo. Succede, quando l’antimafia si riduce a una messa in scena barocca e autoreferenziale, ignorando che la cultura della legalità è un esercizio quotidiano, faticoso e discreto. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">A Partinico c&#8217;è chi esulta per l&#8217;operazione The End, e c&#8217;è chi tace. C&#8217;è chi si nasconde, purtroppo non dalla vergogna, e chi a tutto volume suona ancora la grancassa. In attesa di un&#8217;altra operazione, di altri riflettori. </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/601/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=601&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Partinico, decapitata la cosca dei Vitale</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 15:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SALVO PALAZZOLO Nonostante il carcere duro, il capomafia di Partinico Vito Vitale era riuscito a nominare i suoi successori: prima il figlio più piccolo, Leonardo, 24 anni; poi, il primogenito Giovanni, che a 28 anni può già vantare due soggiorni in carcere (uno da minorenne) con l&#8217; accusa di associazione mafiosa. Sono stati i figli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=596&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/vitale-leonardo-19-09-1986.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-597" title="Leonardo Vitale" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/vitale-leonardo-19-09-1986.jpg?w=85&#038;h=117" alt="" width="85" height="117" /></a><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/vitale-giovanni-27-09-1982.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-598" title="Giovanni Vitale" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/12/vitale-giovanni-27-09-1982.jpg?w=89&#038;h=117" alt="" width="89" height="117" /></a></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;">SALVO PALAZZOLO</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Nonostante il carcere duro, il capomafia di Partinico Vito Vitale era riuscito a nominare i suoi successori: prima il figlio più piccolo, Leonardo, 24 anni; poi, il primogenito Giovanni, che a 28 anni può già vantare due soggiorni in carcere (uno da minorenne) con l&#8217; accusa di associazione mafiosa. <span id="more-596"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Sono stati i figli di Vito Vitale a riorganizzare lo storico mandamento di Partinico: le indagini della Procura di Palermo e dei carabinieri del Gruppo Monreale hanno scoperto che il business di famiglia era rimasto quello di un tempo, le estorsioni agli imprenditori. Ma i giovani Vitale avevano inventato un sistema nuovo per incassare il pizzo: non c&#8217; erano più soldi da riscuotere, piuttosto costringevano le aziende a comprare il calcestruzzo da una sola ditta, la &#8220;Edil Village&#8221; gestita da Alessandro Arcabascio e Alfonso Bommarito. Chi si rifiutava, subiva un attentato. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">«Non risulta che nessuno abbia mai denunciato &#8211; allarga le braccia il procuratore Francesco Messineo &#8211; anche se il cemento era il più caro sul mercato, perché c&#8217; erano da coprire le spese della percentuale alla famiglia mafiosa». Giovanni Vitale è stato arrestato la notte scorsa, nel corso di un blitz che ha riguardato altre 22 persone, fra cui gli imprenditori Arcabascio e Bommarito. Leonardo Vitale era già in carcere da febbraio, quando era stato arrestato per rapina e condannato a sei anni. Fra gli arrestati figura anche un insospettabile: l&#8217; architetto palermitano Antonino Lu Vito, che è accusato pure lui di associazione mafiosa. Sarebbe stato l&#8217; ufficiale di collegamento fra il mandamento di Partinico e le cosche palermitane. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesco Del Bene e dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, dicono che i colonnelli di Vitale tenevano parecchio alla mediazione di Lu Vito. I carabinieri del Gruppo Monreale, guidati dal colonnello Pietro Salsano, hanno pedinato a lungo l&#8217; architetto. Ma lui è rimasto sempre nell&#8217; ombra. Molte più informazioni sono arrivate dalle parole intercettate fra i boss Partinico, Elviro Paradiso e Gianfranco Brolo, fedelissimi dei Vitale. Attraverso quei dialoghi gli investigatori hanno scoperto che l&#8217; architetto Lu Vito era stato l&#8217; organizzatore di un incontro «importante» al mobilificio &#8220;Lunetto group&#8221; di via Dante 108, a Palermo. Il 19 ottobre 2009, c&#8217; era una telecamera nascosta dentro un&#8217; auto civetta a riprendere ogni movimento della comitiva appena arrivata da Partinico. In un video sono stati filmati Paradiso, Brolo, Lu Vito e poi ancora altri esponenti della famiglia Vitale. Altre intercettazioni hanno spiegato che in quella riunione si cercò di comporre la controversia che era scoppiata fra due imprenditori un tempo soci di un bar aperto all&#8217; interno del centro commerciale &#8220;Ferdico&#8221; di Carini. Lu Vito ha 55 anni, risulta residente in via Marvuglia 52: per i magistrati la sua posizione è di «stabile inserimento nell&#8217; organizzazione mafiosa di Palermo». A sentire i dialoghi dei boss di Partinico, l&#8217; architetto avrebbe fatto parte del mandamento di Resuttana e sarebbe stato addirittura il rappresentante di Gaetano Fidanzati, lo storico padrino dell&#8217; Acquasanta. È ancora Elviro Paradiso a rivelare a Brolo che Lu Vito era ammesso persino alle riunioni con l&#8217; altro architetto, Giuseppe Liga, arrestato nei mesi scorsi con l&#8217; accusa di essere il capo mandamento di Tommaso Natale. «I peli gli si sono stretti a Tanino &#8211; così Paradiso raccontava le confidenze ricevute da Lu Vito &#8211; fecero una riunione e tutti gli consigliarono d&#8217; andarsene a Tanino, di allontanarsi per ora da qua, capito?». Erano i giorni in cui Tanino Fidanzati era stato accusato di essere il mandante dell&#8217; omicidio del genero, Giovanni Bucaro. In quella riunione riferita da Paradiso sarebbe stato addirittura Liga (presente Lu Vito) a impuntarsi perché Fidanzati trascorresse la latitanza fuori dalla Sicilia. Le indagini proseguono. Intanto, in manette sono finiti: Francesco Alfano, Gianfranco Brolo, Carmelo Culcasi, Francesco Paolo Di Giuseppe, Antonino Giambrone, Salvatore Lamberti, Antonio Lo Biundo, Lorenzo Lupo, Pietro Orlando, Elviro Paradiso, Roberto Rizzo, Santo Salvaggio, Alfonso Scalici, Francesco e Giovanni Battista Tagliavia, Gioacchino Guida e Ambrogio Corrao. Sono state le intercettazioni a svelare i segreti del mandamento di Partinico, che negli ultimi anni è stato un vero e proprio laboratorio di alleanze criminali. Anche il latitante Mimmo Raccuglia aveva seguito la scia dei Vitale. Ma poi è finito in manette, nel novembre dell&#8217; anno scorso. Chi non aveva invece mai digerito i Vitale era Francesco Tagliavia, che Vito Vitale aveva addirittura condannato a morte. Appena scarcerato, entrò subito in contrasto con Leonardo Vitale. Paradiso e Brolo lo criticavano: «Appena lui si immischia di nuovo in un&#8217; altra cosa gli calano sempre la testa». Fu trovato un accordo sugli affari. Gli imprenditori complici non mancavano. «Lo Stato ha fatto tutto quello che poteva &#8211; ribadisce il procuratore Francesco Messineo &#8211; l&#8217; alibi dello Stato assente non funziona più, riteniamo ingiustificato il silenzio degli imprenditori di Partinico». Sono una decina le vittime del racket che verranno presto interrogate dai carabinieri. Se non ammetteranno l&#8217; estorsione che emerge dalle intercettazioni rischiano un&#8217; imputazione per favoreggiamento.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>Nelle foto: Leonardo (24 anni) e Giovanni Vitale (28). </em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em><span style="color:#000000;">www.repubblica.it</span><br />
</em></span></p>
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		<title>Rostagno, a un passo dalla Corte d&#8217;assise</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 15:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/rostagno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-589" title="rostagno" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/rostagno.jpg?w=157&#038;h=160" alt="" width="157" height="160" /></a>RINO GIACALONE</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E’ l’ultimo passaggio, poi toccherà alla Corte di Assise di Trapani. La  richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio del sociologo e  giornalista Mauro Rostagno, 26 settembre 1988, è stata firmata dal  procuratore aggiunto della Dda di Palermo Antonio Ingroia e dal pm  Gaetano Paci, è adesso alla cancelleria del gup che deve fissare la data  dell’udienza dove citati a comparire sono due indagati, ambedue  ergastolani e mafiosi conclamati, Vincenzo Virga e Vito Mazzara.<span id="more-588"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Virga, capo mafia di Trapani,  è accusato di essere il mandante, Mazzara, uomo d’onore di  Valderice e Custonaci, campione di tiro al piccione come lui amava  definirsi, accusato di essere uno degli esecutori materiali del delitto,  il “capo banda”, altri due sarebbero stati ai suoi ordini per questo  omicidio, i sospettati sono Nino Todaro e Salvatore Barone (rimasti però  fuori dalla richiesta) seguendo anche in questo un rituale che ha  portato gli investigatori della Squadra Mobile e gli esperti di  balistica a sovrapporre l’omicidio Rostagno con altri delitti di mafia  per i quali è stata processualmente accertata con sentenze definite la  responsabilità di Mazzara. Il processo in Corte di Assise a Trapani se  il gup accoglierà la richiesta di rinvio a giudizio dovrebbe cominciare  non prima della prossima primavera, quando nel frattempo saranno  trascorsi 23 anni da quel delitto che la mafia voleva che restasse al  buio non scoperto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Per la verità non solo Cosa Nostra.  Questo  viene da pensare a guardare quello che è successo in tutti questi anni  attorno e dentro alle indagini, “episodi “anomali” e “devianti” –  scrivono i pm &#8211; ogniqualvolta le indagini hanno avuto un’accelerazione  lungo direttrici “promettenti”, l’idea che vi siano state intenzioni  depistanti, perfino anche istituzionali, diviene più di un sospetto”.  Cosa Nostra ma non solo Cosa Nostra, un ritornello che si ripete in una  canzone carica dolori e amarezze. La mafia uccise quel 26 settembre 1988  Mauro Rostagno, perché era una “camurria” come avrebbe detto Totò  Riina, perché parlava troppo e male della mafia e dei suoi affari,  “rompeva” come avrebbe sostenuto il capo della cupola del tempo, il  “campiere” belicino don Ciccio Messina Denaro,l’uomo che ha passato il  testimone mafioso al figlio, latitante Matteo, il boss che ha inventato  la mafia sommersa e imprenditoriale dopo avere insanguinato mezza Italia  e piazzato bombe per portare lo Stato a trattare. La mafia uccise Mauro  Rostagno perché qualcuno forse suggerì a chi di dovere quali erano le  sue intenzioni a proposito di informazioni da rendere al suo “popolo”  televisivo dagli schermi di Rtc, la tv privata trapanese di proprietà di  un imprenditore, Puccio Bulgarella che alcuni mafiosi li conosceva  bene, come Angelo Siino, l’ex ministro dei Lavori Pubblici di Totò  Riina. Cosa poteva andare a dire in tv Rostagno? Gli strani movimenti di  aerei nell’aeroporto ufficialmente dismesso di Kinisia, vicino Birgi  dei quali hanno parlato alcuni testimoni. Oppure altro: giusto in quei  giorni mafia, politica e impresa a Trapani erano riusciti a mettere su  un tavolino di spartizione di affari e appalti con la mediazione della  massoneria. Suggeritori rimasti nell’ombra.  Di mezzo poi soggetti con  ruoli ambigui rimasti tuttavia giudiziariamente indenni, come l’”amico”  Cicci Cardella. Di Francesco Cardella i pm negli atti depositati  scrivono: “…originariamente iscritto dalla Procura di Trapani solo per  favoreggiamento, e poi anche per concorso in omicidio, essendo emersi a  carico dello stesso elementi di un certo spessore indiziario, che, pur  non essendo mai assurti ad un grado di gravità tale da giustificarne una  formale incriminazione mediante l’adozione provvedimenti cautelari o  l’esercizio dell’azione penale, d’altra parte non sono mai venuti del  tutto meno, neppure alla fine di una pur prolungata attività  investigativa di verifica”. Insomma i sospetti c’erano ma non sono  diventate prove. I pm aggiungono: “La radicalizzazione dei contrasti fra  Mauro Rostagno ed il Cardella, per ragioni mai del tutto chiarite,  proprio negli ultimi mesi di vita del Rostagno; l’inverosimiglianza  delle versioni fornite in momenti diversi dal Cardella medesimo, più  volte contraddette da elementi logici e da risultanze obiettive; le  gravi perplessità sorte perfino sulla versione fornita da Cardella circa  i suoi movimenti nella sera del delitto; il giro di affari e movimenti  finanziari emersi attorno alle molteplici attività del Cardella, che  apparivano non incompatibili con la ricostruzione fornita da taluni  testimoni, sono stati tutti elementi indiziari, oggetto di lunghi ed  approfonditi accertamenti, che non hanno consentito di giungere a  definitive conclusioni, né nel senso della loro totale infondatezza, né  della loro conducenza probatoria”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Nel maggio di due anni  addietro si arrivò all’ordinanza contro Virga e Mazzara – titolare con  la moglie a Valderice di una gioielleria che si racconta fu inaugurata  il pomeriggio del 19 luglio 1992 mentre a Palermo si faceva strage del  giudice Borsellino e della sua scorta -  grazie ai risultati di una  perizia balistica condotta dal gabinetto di Polizia Scientifica, si  riscontrò che i proiettili usati negli omicidi per i quali Mazzara era  stato condannato erano stati tutti caricati alla stessa maniera e che  Mazzara usava un trucco per tentare di renderli non comparabili. Il  tribunale del riesame bocciò questa ricostruzione, ma adesso alla  richiesta di rinvio a giudizio i pm sono giunti a seguito di una nuova  super perizia cui hanno partecipato ancora gli esperti della scientifica  della Polizia e il prof. Livio Milone. E con un nuovo verbale di  accuse, quelle del pentito di Paceco Francesco Milazzo che è stato più  chiaro nel ricordo e sul fatto che ad ammazzare Rostagno fu Mazzara per  conto della mafia trapanese agli ordini di Virga. “Rostagno dava  fastidio a tutta Cosa Nostra! Il “via” per l’omicidio è certamente  partito dalla Provincia, perché Rostagno nelle sue trasmissioni ha  “toccato” qualche nome importante della Provincia”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Un delitto  lontano nel tempo ma il cui processo permetterà  di aprire finestre su  scenari siciliani e trapanesi mai del tutto chiariti. Nel 1988 mentre si  diceva che la mafia a Trapani non esisteva, c’era e c’erano le  collusioni, i comitati di affari, le mazzette pagate dalle imprese a  politici e mafiosi, c’era la massoneria deviata e i servizi segreti  giravano per la provincia forse non sempre stando dalla parte dello  Stato. C’erano le navi cariche di veleni tossici che venivano affondate  nei nostri mari e c’erano gli aerei che scaricavano droga e caricavano  armi per conto di intelligence e mafiosi in società. Questo hanno  raccontato molti pentiti. Questo può avere scoperto Rostagno, finendo  ammazzato. La società lo ha pianto per poco tempo, lasciando per 22 anni  il compito solo ad un pugno di suoi amici, arrivando anche a calpestare  l’onore dei suoi familiari, finendolo con il dimenticare: d’altra parte  si tratta di quella stessa società risultata spesso poco solidale coi  giornalisti scomodi. La stessa società che oggi solo in apparenza si  mostra diversa.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">www.liberainformazione.org</span></p>
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		<title>Le conferme di Pisanu</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 15:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/pisanu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-577" title="pisanu" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/pisanu.jpg?w=163&#038;h=121" alt="" width="163" height="121" /></a>ROBERTO MORRIONE</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">La denuncia del presidente dell’Antimafia Giuseppe Pisanu sugli  “indegni” che hanno popolato le liste alle ultime elezioni  amministrative conferma essenziali capisaldi che non devono ora essere  sepolti nel frastuono dello scontro politico. Innanzi tutto si conferma  che sul terreno delle amministrazioni pubbliche si gioca la mortale  partita dello Stato contro le mafie e che la politica vi riveste un  ruolo centrale. <span id="more-576"></span></span><br />
<span style="color:#000000;"> Di quel centinaio di candidati, quasi tutti  vicini al PDL, definiti da Pisanu “persone che non sono degne di  rappresentare nessuno” una cosa è certa: eletti o no, hanno portato  voti. Il voto di scambio ha largamente battuto la questione morale, che  la Commissione Antimafia aveva rilanciato con il codice etico, secondo  il quale i partiti si impegnano a non candidare chi sia a vari livelli  compromesso sul piano della legalità.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Nell’elenco degli  “indegni” figurano uomini già condannati, indagati in inchieste  giudiziarie in corso e addirittura numerosi parenti di noti mafiosi.  Seconda conferma, nonostante le deboli dichiarazioni difensive di  Maroni: un terzo delle prefetture, architrave della conclamata  “sicurezza”, non hanno fatto il loro dovere, come ripetutamente chiesto  dalla Commissione Antimafia, fornendo dati incompleti o addirittura non  rispondendo. Dunque anche in un ganglio vitale dello Stato si annidano  falle, sottovalutazioni o forse, almeno in alcuni casi, qualcosa di  peggio…Terza conferma: al fianco di reati connessi ai rapporti con le  mafie, vi sono casi di corruzione, concussione e peculato che non  risparmiano il Nord Italia, dalla Lombardia alla Liguria.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Il  rapporto malato fra la politica, gli affari e l’illegalità è davvero una  questione nazionale, purtroppo la più unitaria, checché sostenga la  Lega… Restano aperti pesanti interrogativi. Quali saranno le reazioni  dei partiti? Quanto la posizione della Commissione Antimafia peserà in  Parlamento, dove permangono almeno altrettanti personaggi con le stesse  caratteristiche degli “indegni” delle amministrative? Come evolverà lo  scontro con il Ministero dell’Interno e Pisanu convocherà i prefetti  inadempienti ? Non possiamo sottovalutare che fra i 30 prefetti che non  hanno collaborato, sostenendo di non avere “gli strumenti legislativi”  utili ( altri 60, chissà perché, li hanno invece trovati) c’è quel  prefetto Lombardo, che pochi mesi fa sostenne che “la mafia a Milano non  c’è”, nonostante il moltiplicarsi di arresti, rapporti di polizia,  inchieste della magistratura.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">C’è infine da sottolineare  l’oggettivo significato della denuncia di Pisanu, non solo incalzato dai  parlamentari del PD e di Futuro e Libertà, che si sono battuti per il  codice etico. La sua presa di distanza dal PDL e in questo caso dallo  stesso governo segue la netta denuncia che fece dei rapporti deviati fra  settori dello Stato e Cosa Nostra all’epoca delle stragi, con l’avvio  di un impegno che proseguirà nelle audizioni dei prossimi giorni. Forse  si tratta di qualcosa di più e di diverso dalla scoperta, sia pure  tardiva, di ciò che spetta al suo attuale ruolo istituzionale.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">www.liberainformazione.org</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/576/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/576/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=576&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Franco Li Bergolis, il boss rampollo</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 15:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per trovarlo erano venuti persino “I cacciatori di Calabria”, i Carabinieri che perlustrano le campagne dell’Aspomonte alla ricerca dei latitanti calabresi. Un tipo sveglio, Franco Li Bergolis. Trentadue anni da compiere, nato a San Giovanni Rotondo (il paese di padre Pio) e detto anche Calcarulo, era latitante dal 7 marzo del 2009, giorno in cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=585&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/bergolis01g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="bergolis01g" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/10/bergolis01g.jpg?w=189&#038;h=143" alt="" width="189" height="143" /></a><span style="color:#000000;">Per trovarlo erano venuti persino “I cacciatori di Calabria”, i  Carabinieri che perlustrano le campagne dell’Aspomonte alla ricerca dei  latitanti calabresi. Un tipo sveglio, Franco Li Bergolis.  Trentadue anni da compiere, nato a San Giovanni Rotondo (il paese di padre Pio) e detto anche <em>Calcarulo</em>, era latitante dal 7 marzo del 2009,  giorno in cui era stato condannato dalla Corte D’Assise di Foggia per  omicidio e associazione di stampo mafioso. Un tipo con le orecchie  sempre all’erta, nonostante la tenera età. Perché quell’onore di  comandare il clan, attivo tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, l’ha  ricevuto per una serie di circostanze sfortunate. A capo di tutta la  famiglia siedeva suo nonno, Ciccillo Li Bergolis, ucciso a 66 anni a  Monte Sant’Angelo lo scorso 26 ottobre. Il padre di Franco, Pasquale,  era già stato ammazzato nel 1995. I fratelli, Matteo e Armando, sono a  marcire in carcere.<span id="more-585"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>I LUOGOTENENTI -</strong> Con la morte del nonno Ciccillo,  Franco si ritrova a capo di tutto il clan dei “montanari”, come vengono  chiamati i Li Bergolis. E’ giovane, ancora inesperto, ma non si perde  d’animo. Inizia a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti, pian  piano si circonda di uomini fidatissimi, ognuno con un settore  specifico: Giuseppe Tomaiuolo agli stupefacenti; Giovanditto Genaro alla  diplomazia; i fidatissimi Michele Santoro e Giuseppe Pacilli nel ruolo  di consiglieri. “Mbà Michele”, “Mbà Peppe” e “Mbà Franco”, si chiamano  tra di loro. “Mbà” è il diminutivo di “compare”, termine con cui un  affiliato alla Sacra Corona Unita o alla cosidetta Società Foggiana  indica un altro affiliato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>LE INTERCETTAZIONI: “STIAMO TUTTI UNITI” -</strong> Un leader  carismatico, non c’è dubbio. Un pomeriggio viene intercettato mentre  tiene un discorso solenne ai compari, invitandoli a sanare le diffidenze  reciproche e a rimanere tutti uniti: “Dobbiamo stare tutti quanti  insieme … e non dobbiamo fare liti uno contro l’altro – spiega. Perché  la gelosia reciproca non è un buon affare – … ci facciamo solo uccidere  come i fessi”. Come ogni capo, anche Franco si richiama alla tradizione:  “Se stavano i padri nostri noi stavamo ancora tutti insieme o no?”. “E’  una cosa logica, e’ logico”, lo rassicura il braccio destro Michele  Santoro. “Sono morti i padri nostri?, dobbiamo rimanere come stiamo,  sempre tutti insieme [...] ci dobbiamo volere bene tutti quanti”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>LA LETTERA A NAPOLITANO -</strong> Un tipo che sa manovrare  eserciti, Franco. In pochi anni riesce a far compiere il salto di  qualità al clan, traghettandolo verso il nuovo secolo con un mix  criminale a base di droga, estorsioni, edilizia e ottimi sistemi di  riciclaggio del denaro. Non gli manca, peraltro, la faccia tosta.  All’indomani della condanna del 2009, mentre è latitante, scrive una  lettera alla Gazzetta del Mezziogiorno, il principale quotidiano della  Puglia. Nella missiva si appella al presidente della Repubblica, Giorgio  Napolitano, e al ministro dell’interno, Roberto Maroni. “Sono  innocente. Mi perseguitano – racconta – chiedo un processo giusto”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>LA FAIDA DEL GARGANO -</strong> Il suo appello non serve a  niente. Col suo arresto si spera si possa porre la parola fine alla  Faida del Gargano, la sanguinosa guerra che devasta i territori foggiani  da ormai 32 anni. Tutto ha inizio il 30 dicembre 1978, Franco Li  Bergolis è nato da appena un mese. Lorenzo Ricucci, soggetto  appartenente al clan Primosa-Alfieri, cade sotto i colpi di pistola. Un  anno dopo, viene colpito un altro gruppo del clan, Raffaele Primosa.  Questi si salva, e riconosce il suo sicario: Ciccillo Li Bergolis, il  nonno di Franco, ritenuto il capo del clan rivale omonimo. E’ l’inizio  di una guerra, quella tra i Li Bergolis e i Primosa-Alfieri, che non  finirà più. Partita come semplice faida tra pecorai, si tramanderà per  generazioni e sfocierà in una contesa per affari ben più grandi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong> I ROMITO, ALLEATI ‘INFAMI’ -</strong> Nel corso del  conflitto Franco Li Bergolis trova un prezioso alleato nel clan Romito,  operativo a Manfredonia, la terra dei pomodori. Ma l’allenza finisce  presto e i Romito diventano da un giorno all’altro nemici giurati di  Franco. La colpa? Sono diventati “infami”: sono confidenti dei  carabinieri, si sono dissociati.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>IL NUOVO BOSS -</strong> Si discute in queste ore a Foggia su  chi prenderà in mano le redini della famiglia. E tra le campagne, nei  vicoli dei paesini, ai balconi dei bar, già si inizia a sussurrare un  nome: quello di Giuseppe Pacilli, il braccio destro di Franco. Classe  ‘72, originario di Manfredonia e detto “U Muntanar”, Pacilli è latitante  dal febbraio 2009, quando evase dagli arresti domiciliari. Anche lui si  direbbe un tipo sveglio. Proprio come lo era Franco Li Bergolis. Ma a  Franco, questo, non è bastato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">www.docmafie.it<br />
</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/585/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/585/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=585&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gela, lo scheletro della legalità</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 08:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROSARIO CAUCHI Praticamente da un anno, a Gela, quello che avrebbe dovuto rappresentare un esempio di trasparenza e rispetto delle regole nel settore edilizio, come preannunciato al momento della posa della prima pietra, ovvero il cantiere finalizzato alla realizzazione di un nuovo centro commerciale-direzionale, è totalmente bloccato. Dall’allora primo cittadino Rosario Crocetta, e fino alle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=569&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/gino_de_dominicis_scheletro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-570" title="gino_de_dominicis_scheletro" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/gino_de_dominicis_scheletro.jpg?w=278&#038;h=207" alt="" width="278" height="207" /></a><span style="color:#000000;">ROSARIO CAUCHI</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Praticamente da un anno, a Gela, quello che avrebbe dovuto rappresentare un esempio di trasparenza e rispetto delle regole nel settore edilizio, come preannunciato al momento della posa della prima pietra, ovvero il cantiere finalizzato alla realizzazione di un nuovo centro commerciale-direzionale, è totalmente bloccato. Dall’allora primo cittadino Rosario Crocetta, e fino alle massime autorità provinciali e regionali, il motto fu praticamente univoco, “bisogna sostenere attività ed imprenditori che hanno deciso di schierarsi in favore della legalità e della correttezza professionale”. Un cantiere, quindi, che si sarebbe dovuto differenziare da altri, voluto da Giuseppe Burgio e Salvatore Greco, imprenditori che in passato hanno denunciato le minacce ricevute da esponenti della mafia agrigentina. L&#8217;enorme scheletro di un&#8217;opera iniziata nella primavera dello scorso anno, però, giace solitario in attesa che gli operai possano ritornare a lavorare.<span id="more-569"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Struttura, questa, ancor più simbolica poiché ubicata proprio di fronte alla sede del locale commissariato della Polizia di Stato. Al momento, stando a fonti sindacali, dopo il superamento dei problemi connessi al mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione, ammontanti a più di 550 mila euro, da parte della società proprietaria dell&#8217;area la “Ho.pa.f. s.r.l.” di Porto Empedocle, il blocco dipenderebbe da controversie sorte fra la stessa società agrigentina e quella incaricata dell&#8217;effettuazione dei lavori, la “Sogresal Costruzioni srl”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Una via d&#8217;uscita, solo momentanea, era stata raggiunta all&#8217;indomani dell&#8217;accoglimento, da parte degli uffici tecnici del comune di Gela, dell&#8217;istanza di concessione edilizia in sanatoria presentata dalla società proprietaria dell&#8217;area, che aveva avviato i lavori senza che ai dirigenti municipali risultasse il versamento degli oneri di urbanizzazione. Alcuni tecnici comunali, addirittura, avevano ipotizzato l&#8217;emissione di falsi bonifici.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Un appalto da 8 milioni di euro, che aveva fatto sperare in una minima ripresa del settore edile, in declino nella zona del gelese, aspetta, quindi, di ripartire: le attese, peraltro, difficilmente potranno trovare un&#8217;immediata risposta. Nell&#8217;occhio del ciclone, intanto, è finito proprio l&#8217;imprenditore Giuseppe Burgio, proprietario della “Ho.pa.f. s.r.l.”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Responsabile di alcune società che gestiscono, per la Sicilia, i marchi della grande distruzione “Di Meglio” e “Iperte”, Burgio si trova ad affrontare diverse accuse, formulate da sindacati e lavoratori. I dipendenti delle due catene di supermercati, infatti, attraverso i propri rappresentanti sindacali, da almeno un anno lamentano il tardivo pagamento degli stipendi, che avverrebbe, a loro dire, ogni tre mesi, con gravi ripercussioni sugli equilibri familiari. Non sono mancati gli scioperi, anche tra i lavoratori dei punti vendita di Gela.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Allo stesso tempo, la polemica si è ancor più infiammata a seguito della notizia dell&#8217;avvenuto acquisto, da parte dello stesso imprenditore, di uno yacht da 10 milioni di euro, varato dai cantieri navali pisani “Arno”. Operazione, che sarebbe avvenuta in luglio, immediatamente smentita da Giuseppe Burgio, presente all&#8217;inaugurazione, a suo dire, solo perché invitato dalla famiglia Picchiotti, titolare dei cantieri, ma confermata, al contrario, dai giornalisti intervenuti per coprire l&#8217;evento.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Oltre alla questione yacht, adesso l&#8217;imprenditore viene chiamato in causa anche dal collaboratore di giustizia Luigi Putrone, ex reggente del gruppo di cosa nostra a Porto Empedocle. Putrone, sentito dagli inquirenti agrigentini, ha descritto il meccanismo utilizzato dalla sua cosca allo scopo di riciclare proventi economici illeciti: un appoggio essenziale sarebbe giunto, stando alle sue dichiarazioni, proprio da Giuseppe Burgio e dai supermercati da lui gestiti, capillarmente diffusi all&#8217;interno della provincia di Agrigento.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/569/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/569/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=569&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;E&#8217; il prestanome di Messina Denaro&#8221;. La DIA sequestra 1,5 miliardi a Vito Nicastri</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 15:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Nicastri, in Sicilia, era il &#8220;re del vento&#8221;. Secondo la DIA in nome e per conto di Matteo Messina Denaro, che da tempo ha messo le mani sulla green economy. E&#8217; lo scenario che emerge dal maxisequestro record da un miliardo e mezzo di euro messo a segno dalla Direzione investigativa antimafia nei confronti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=561&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/eolico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-564" title="eolico" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/eolico.jpg?w=200&#038;h=137" alt="" width="200" height="137" /></a>Vito Nicastri, in Sicilia, era il &#8220;re del vento&#8221;. Secondo la DIA in nome e per conto di <strong>M<span style="color:#000000;">atteo Messina Denaro</span></strong>, che da tempo ha messo  le mani sulla green economy. E&#8217; lo scenario che emerge dal maxisequestro  record da un miliardo e mezzo di euro messo a segno dalla Direzione  investigativa antimafia nei confronti dell&#8217;imprenditore alcamese  dell&#8217;eolico, il 54enne <strong><span style="color:#000000;">Vito Nicastri</span></strong>, titolare di diverse società nel  settore delle energie alternative, che si era in qualche modo guadagnato  quel titolo. &#8220;E&#8217; stata fatta oggi la più grande operazione di sequestro  dei beni ad un imprenditore nel Trapanese considerato vicino al boss  Matteo Messina Denaro: sono stati sequestrati un miliardo e mezzo di  euro&#8221;, ha confermato il ministro dell&#8217;interno Roberto Maroni.<span id="more-561"></span><br />
Secondo  gli investigatori della Dia, Nicastri sarebbe il prestanome del  superlatitante. &#8220;Ci sono una serie di attività in corso &#8211; dice il  direttore centrale della Dia Antonio Girone ai microfoni del Gr1 &#8211; che  potranno confermare ciò che per noi emerge: una contiguità, cioè, con  elementi che sono vicini o attori per conto del noto latitante. E gli  ulteriori accertamenti porteranno a confermare l&#8217;ipotesi che in via  preventiva io ho configurato, dimostrando il ruolo dell&#8217;imprenditore  quale prestanome del boss&#8221;. Per Girone &#8220;ci sono diverse attività sul  piano giudiziario che stanno accertando come in molti settori  dell&#8217;energia alternativa ci siano chiari inserimenti della criminalità  organizzata&#8221;.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Il 10 novembre del 2009 Nicastri fu tra i  destinatari di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di  Avellino che portò al sequestro, fra l&#8217;altro, di sette parchi eolici e  dodici società nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine per truffa organizzata per  percepire contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici.  Nove delle società sequestrate avevano sede ad Avellino, le altre tre in  Sicilia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">L&#8217;organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe  beneficiato di fondi pubblici producendo false attestazioni sulla  titolarità dei terreni utilizzati per impiantare turbine e sulle  disponibilità economiche presso istituti di credito. Il sistema messo a  punto dall&#8217;organizzazione era basato su una rete di società, tutte  riconducibili alle stesse persone, che detenevano la titolarità dei  terreni e la disponibilità fittizia di capitali provenienti dall&#8217;estero,  in particolare dall&#8217;Inghilterra, che corrispondevano all&#8217;importo del  contributo già ottenuto dall&#8217;impresa. L&#8217;attività investigativa,  attraverso rogatorie internazionali, si è estesa anche in Olanda, Spagna  e Inghilterra. I sigilli giudiziari erano scattati per alcuni parchi  eolici realizzati dalle società indagate, in Sicilia, a Catania,  Siracusa e Palermo e in Sardegna, a Sassari, per un valore di 153  milioni di euro.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/561/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/561/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=561&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>“Seppellite Cesare”</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 15:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafie]]></category>
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		<description><![CDATA[GIUSEPPE CASARRUBEA Sicilia, marzo 1950. Strane voci circolano per l’isola. Riguardano un uomo che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo. Si chiama Salvatore Giuliano. Di professione capo di una banda di terroristi neri. Alcuni dicono che è fuggito in Tunisia, nel dicembre 1948, su una imbarcazione; altri che sia andato nella Spagna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=555&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><span style="color:#000000;"><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/la-verita-sul-bandito-giuliano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-557" title="la-verita-sul-bandito-giuliano" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/la-verita-sul-bandito-giuliano.jpg?w=185&#038;h=261" alt="" width="185" height="261" /></a><span style="color:#000000;">GIUSEPPE CASARRUBEA</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Sicilia, marzo 1950. Strane voci circolano per l’isola. Riguardano un  uomo che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo. Si chiama Salvatore  Giuliano. Di professione capo di una banda di terroristi neri. Alcuni  dicono che è fuggito in Tunisia, nel dicembre 1948, su una imbarcazione;  altri che sia andato nella Spagna franchista per arruolare un esercito  di liberazione della Sicilia; altri ancora che il governo italiano ha  organizzato la sua fuga nel Nuovo Mondo, dove il bandito è stato  concepito nel 1922 (Gavin Maxwell, <em>Dagli amici mi guardi Iddio,</em> Milano, Feltrinelli, 1957, p. 147).</span><span id="more-555"></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Continua a leggere <a href="http://casarrubea.wordpress.com/2010/09/13/seppellite-cesare/">“Seppellite Cesare” sul blog di Giuseppe Casarrubea</a>.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/555/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/555/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=555&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bari, i clan si riorganizzano con le affiliazioni in carcere</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle carceri pugliesi è ripartita la “campagna acquisti”. Fonti investigative raccontano che un clan barese egemone negli anni 80 (forse quello di Savino Parisi o di Antonio Capriati) sta compiendo manovre sotterranee per una ripresa in grande stile, dopo le decimazioni causate dai clan avversari e dalle operazioni di Polizia. Per questo stanno ricominciando ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=546&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><a href="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/immagineprisonpd22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-552" title="Immagineprisonpd(2)" src="http://mafieholding.files.wordpress.com/2010/09/immagineprisonpd22.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" width="300" height="240" /></a>Nelle carceri pugliesi è ripartita la “campagna acquisti”</strong>. Fonti investigative raccontano che un clan barese egemone negli anni 80 (forse quello di <a href="http://www.docmafie.it/tag/savino-parisi/">Savino Parisi</a> o di Antonio Capriati) sta compiendo manovre sotterranee per una  ripresa in grande stile, dopo le decimazioni causate dai clan avversari e  dalle operazioni di Polizia. Per questo stanno ricominciando ad <strong>affiliare giovani detenuti</strong>,  anche appartenenti a clan avversi. La pratica delle affiliazioni in  carcere non è atipica nella storia della criminalità pugliese. Proprio  nelle celle del penitenziario di Bari, il 1° maggio 1983, Pino Rogoli  fondò la Sacra Corona Unita, la quarta mafia.<span id="more-546"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong>In galera cambiano gli assetti dei clan</strong>, con i  transfughi che decidono di passare dall’altra parte della barricata.  Anche per questo caso c’è un rituale dedicato. “Mi fecero scrivere  alcune frasi ingiuriose riferite al mo ex padrino – racconta un  collaboratore di giustizia che era passato dal gruppo Strisciuglio a  quello Di Cosola – Poi mi fecero alzare la maglietta. Mi tagliarono  all’altezza dell’inguine. Il biglietto fu bagnato con il sangue, poi lo  bruciammo e ci sputammo sopra”. Il passo era compiuto. Da allora l’uomo  sarebbe appartenuto ad <a href="http://www.docmafie.it/2010/06/19/mafia-pugliese/di-cosola-boss-rituali-camorrist/">Antonio Di Cosola</a>, ferocissimo capo della provincia barese il cui esercito è stato smantellato con un blitz dello scorso giugno.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Di Cosola è sempre stato attento ai rituali interni al clan: <strong>formule di giuramento, battesimi</strong>,  segnali di riconoscimento, perlopiù mutuati dalla camorra. Non a caso  nel corso del blitz è stato ritrovato un “manuale della camorra”. In  carcere, per farsi riconoscere, molti affiliati ripetevano formule  contenute nel libro<a href="http://www.webster.it/libri-dieci_anni_mafia_bari_dintorni-9788888550305.htm"><em> “Dieci anni di mafia a Bari e dintorni”</em></a>, scritto dall’ex magistrato Leonardo Rinella.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Ve ne sono di tre tipi, a seconda della situazione, scrive Rinella.</span></p>
<ol style="text-align:justify;">
<li><span style="color:#000000;">“La <strong><em>bella favella</em></strong> è la parola d’ordine che l’affiliato utilizza per dimostrare la sua qualità</span></li>
<li><span style="color:#000000;">L’<em><strong>abboccamento</strong></em> è invece il contatto  ricercato da parte di un affiliato nei confronti di un altro membro  dell’organizzazione, non incontrato mai in precedenza, di cui conosce  già la qualità mafiosa.</span></li>
<li><span style="color:#000000;">Infine <em><strong>il vincolo</strong></em> è un interrogatorio tra  due affiliati assolutamente estranei tra loro, proprio per verificarne  la qualità, il grado e l’appartenenza”.</span></li>
</ol>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Esempio: se in carcere un affiliato vuole capire se ha a che fare con  un compare, gli si avvicina, gli offre una sigaretta, pone l’indice  della mano destra sul pacchetto e dice:</span></p>
<blockquote style="text-align:justify;"><p><span style="color:#000000;">“Io questa sigaretta te la vincolo”</span></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Se l’altro è un affiliato, replica:</span></p>
<blockquote style="text-align:justify;"><p><span style="color:#000000;">“Io me la svincolo e la svincolo come fecero i nostri  venerabili tre vecchi fondatori della camorra conte Ugolino, Fiorentino  di Russia e cavaliere di Spagna. E se loro la vincolarono e la  svincolarono con mente, favella e serietà, io me la svincolo con onore,  stima e fedeltà”.</span></p></blockquote>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Nel libro di Rinella, il cui <strong>titolo è inspiegabilmente molto ricercato sul motore di ricerca Google</strong>, sono trascritte anche tutte le varie fasi delle cerimonie di affiliazione:</span></p>
<ul style="text-align:justify;">
<li><span style="color:#000000;"> la <strong>sistemazione del locale</strong>, al centro del quale siedono i 5 componenti della capriata, la Commissione che presiede al rito;</span></li>
<li> <span style="color:#000000;"><strong>l’innalzamento del padrino a <em>capo società</em></strong>, affinché presieda e conduca la cerimonia;</span></li>
<li><span style="color:#000000;"> il <strong>battesimo del locale, dell’<em>armatura</em></strong><em> </em>(alcuni coltelli posati sul tavolo)<strong> e della <em>spartenza</em></strong><em> </em>(simbolizzata dalle sigarette)</span></li>
<li><span style="color:#000000;"> le prime <strong>due votazioni di camorra</strong>, a conferma che il neofita è ammesso nel gruppo;</span></li>
<li><span style="color:#000000;"> il <strong>giuramento </strong>vero e proprio, recitato dall’adepto;</span></li>
<li><span style="color:#000000;"> la <strong>terza </strong>votazione di camorra, una mera formalità;</span></li>
<li><span style="color:#000000;"> lo <strong>sbattesimo </strong>di <em>armatura </em>e locale e il riabbassamento della carica di <em>capo società</em>.  Completata l’affiliazione, tutto deve ritornare come prima: il locale  ridiventi un vano destinato al passaggio (o una cella di un carcere); i  coltelli non simbolizzino più l’armatura e che il padrino perda quella  qualifica di capo società.</span></li>
</ul>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>www.docmafie.it</em></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mafieholding.wordpress.com/546/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mafieholding.wordpress.com/546/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mafieholding.wordpress.com&amp;blog=13618522&amp;post=546&amp;subd=mafieholding&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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