La rete del racket di Lo Piccolo

13 Dic

SALVO PALAZZOLO

Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti per l’ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l’arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte. Continua a leggere

Alla fine della fiera

2 Dic

WALTER MOLINO

Partinico – Le carte dell’inchiesta The End parlano chiaro: anche se le numerose operazioni messe a segno dagli investigatori a partire dalla fine del 2004 ne hanno più volte squadernato i ranghi, le cosche mafiose di Partinico, attraversate da barbare guerre di potere, non hanno mai smesso di proliferare e di gestire bellamente i propri affari. Continua a leggere

Partinico, decapitata la cosca dei Vitale

2 Dic

SALVO PALAZZOLO

Nonostante il carcere duro, il capomafia di Partinico Vito Vitale era riuscito a nominare i suoi successori: prima il figlio più piccolo, Leonardo, 24 anni; poi, il primogenito Giovanni, che a 28 anni può già vantare due soggiorni in carcere (uno da minorenne) con l’ accusa di associazione mafiosa. Continua a leggere

Rostagno, a un passo dalla Corte d’assise

21 Ott

RINO GIACALONE

E’ l’ultimo passaggio, poi toccherà alla Corte di Assise di Trapani. La richiesta di rinvio a giudizio per l’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, 26 settembre 1988, è stata firmata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Antonio Ingroia e dal pm Gaetano Paci, è adesso alla cancelleria del gup che deve fissare la data dell’udienza dove citati a comparire sono due indagati, ambedue ergastolani e mafiosi conclamati, Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Continua a leggere

Le conferme di Pisanu

19 Ott

ROBERTO MORRIONE

La denuncia del presidente dell’Antimafia Giuseppe Pisanu sugli “indegni” che hanno popolato le liste alle ultime elezioni amministrative conferma essenziali capisaldi che non devono ora essere sepolti nel frastuono dello scontro politico. Innanzi tutto si conferma che sul terreno delle amministrazioni pubbliche si gioca la mortale partita dello Stato contro le mafie e che la politica vi riveste un ruolo centrale. Continua a leggere

Franco Li Bergolis, il boss rampollo

25 Set

Per trovarlo erano venuti persino “I cacciatori di Calabria”, i Carabinieri che perlustrano le campagne dell’Aspomonte alla ricerca dei latitanti calabresi. Un tipo sveglio, Franco Li Bergolis. Trentadue anni da compiere, nato a San Giovanni Rotondo (il paese di padre Pio) e detto anche Calcarulo, era latitante dal 7 marzo del 2009, giorno in cui era stato condannato dalla Corte D’Assise di Foggia per omicidio e associazione di stampo mafioso. Un tipo con le orecchie sempre all’erta, nonostante la tenera età. Perché quell’onore di comandare il clan, attivo tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, l’ha ricevuto per una serie di circostanze sfortunate. A capo di tutta la famiglia siedeva suo nonno, Ciccillo Li Bergolis, ucciso a 66 anni a Monte Sant’Angelo lo scorso 26 ottobre. Il padre di Franco, Pasquale, era già stato ammazzato nel 1995. I fratelli, Matteo e Armando, sono a marcire in carcere. Continua a leggere

Gela, lo scheletro della legalità

15 Set

ROSARIO CAUCHI

Praticamente da un anno, a Gela, quello che avrebbe dovuto rappresentare un esempio di trasparenza e rispetto delle regole nel settore edilizio, come preannunciato al momento della posa della prima pietra, ovvero il cantiere finalizzato alla realizzazione di un nuovo centro commerciale-direzionale, è totalmente bloccato. Dall’allora primo cittadino Rosario Crocetta, e fino alle massime autorità provinciali e regionali, il motto fu praticamente univoco, “bisogna sostenere attività ed imprenditori che hanno deciso di schierarsi in favore della legalità e della correttezza professionale”. Un cantiere, quindi, che si sarebbe dovuto differenziare da altri, voluto da Giuseppe Burgio e Salvatore Greco, imprenditori che in passato hanno denunciato le minacce ricevute da esponenti della mafia agrigentina. L’enorme scheletro di un’opera iniziata nella primavera dello scorso anno, però, giace solitario in attesa che gli operai possano ritornare a lavorare. Continua a leggere

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