Infrazioni sul ciclo del cemento, opere pubbliche a rischio crollo

5 Giu

LUCA SALICI

Nell’ultimo anno sono stati persi 2 miliardi di euro in 27.000 costruzioni “senza regole”. Responsabili l’abusivismo edilizio e il calcestruzzo depotenziato. “Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità – si legge nel rapporto Ecomafia 2010 – un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private”.Secondo il dossier “il primo dato da segnalare per il ciclo del cemento è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica”. Sulla base delle stime Cresme Consulting, a dispetto del calo delle abitazioni ultimate (da 316.000 a 280.000) nel settore legale, la parte illegale ha visto una diminuzione di sole 1.000 abitazioni (da 28.000 a 27.000). L’abusivismo organizzato, afferma lo studio dell’associazione ambientalista, “opera in nero in tutta la sua filiera” dall’acquisto dei materiali alla manodopera: 7.463 infrazioni accertate, 9.784 denunce e 2.832 sequestri (triplicano gli arresti a quota 13). La Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati (15,8% del totale), al secondo la Calabria (12,1%), al terzo il Lazio (11,8%). Al quarto posto la Sicilia con il 9,6%, 718 infrazioni accertate, 532 sequestri effettuati e 915 persone denunciate.

Attenzione puntata anche sulle cosìdette “ricette di produzione” per il calcestruzzo depotenziato. Ne sanno qualcosa le società che hanno costruito gli aeroporti di Palermo e Trapani, il lungomare di Mazara del Vallo, l’Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e il commissariato di polizia di Catelvetrano (Tp). La fornitura di materiali inerti costituisce – a detta della Direziona nazionale antimafia – una delle fasi a maggior rischio di penetrazione mafiosa nel sistema dei pubblici appalti. Sulla Sicilia a tal proposito grava lo spettro della gestione delle cave: sono 580 quelle legalmente aperte, un’attività che frutta grandi guadagni ai cavatori che per l’estrazione non pagano nulla alle istituzioni. Da queste cave sono stati estratti oltre 113 milioni di metri cubi, 57 milioni solo nella provincia di Palermo. Numeri da record, su cui la parte del leone viene fatta dalla mafia. Per la Dna continua ad essere “disarmante la scarsa sensibilità finora dimostrata dal legislatore nazionale e regionale in materia di cave per quanto riguarda la prevenzione del rischio mafioso”.

il Quotidiano di Sicilia

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