Nord tra mafia e affari

7 Giu

STEFANO FANTINO

Prendiamo due nomi a caso dal cilindro di storie che Roberto Galullo, storica firma del Sole 24 Ore, ha riempito meticolosamente in anni di lavoro. Chi sono Modesto Verderio e Roberto Cavallone? Nomi quasi sconosciuti al grande pubblico, e, non avessi fatto visita al dottor Cavallone in procura a San Remo, lo sarebbero totalmente anche per me. Eppure da queste storie, da questi volti, parte la ricognizione di Galullo sulle tante, ormai troppe, storie di capitali sporchi e società inquinate dalla potenza economica delle mafie. Cavallone e Verderio, sia ben chiaro, sono epitomi di storie positive, volti del cambiamento o potremmo dire della consapevolezza, che il giornalista, apprezzato anche per il suo programma a Radio 24, affianca alle storie e ai volti che quel malaffare incarnano e rappresentano. 

Si deve, come conferma l’autore nella prefazione, partire da un qualcosa di concreto, dai fatti, dalle storie. Se è pur vero che il fatturato delle mafie sfiori, sicuramente una stima per difetto, i 100 miliardi di euro l’anno, siamo certi che il dato, seppur mostruoso e spaventoso, sia in grande di far comprendere la reale portata di questo cancro? Forse no, anche perché, cosa peraltro difficile, riuscire a parlare della portata economica delle mafie italiane significa far accettare e riconoscere l’ormai avvenuto radicamento nel tessuto finanziario settentrionale, da troppi ritenuto una roccaforte inespugnabile, di fatto la chiave di volta per capire l’ingrandimento economico di ciò che dal Sud ha inevitabilmente fatto presa sul Nord Italia. E se è la consapevolezza quella cui si ambisce, non c’è cosa migliore del parlare con le storie, i volti, le facce di chi ha denunciato questa invasione e di chi ha condotto questa silenziosa infiltrazione economica.
A parte una finale parentesi sulla ‘ndrangheta e sulla sua culla territoriale, la Calabria, considerata dall’autore un «buco nero economico, politico e sociale », tutto il libro scorre, per trecento pagine, per le strade, le città e i paesaggi del Nord Italia. Proprio lì nel profondo settentrione, si annidano, da decenni le propaggini più avanzate delle mafie meridionali, siano le potenti ‘ndrine, sia Cosa Nostra, siano le avanzate manovalanze del clan dei Casalesi. Non sono solo dati, sono storie, spesso sono pallottole, come quelle per l’ex sindaco di Buccinasco, come quelle, mortali, che hanno incontrato quasi trent’anni fa la vita di Bruno Caccia, magistrato che contro le infiltrazioni ‘ndranghetistiche in Piemonte si era fortemente mobilitato. E anche la piccola Liguria, dove i soldi della camorra girano sui tavoli da gioco e le ‘ndrine hanno da decenni un controllo proficuo delle attività economiche, senza che spesso, la luce dei media ne sottolinei la presenza ormai predominante.
Mentre ai tavoli del potere si decidono i grandi investimenti nei colossi Piemonte e Lombardia, le mafie attendono pronti a inserirsi. Troppe le storie che Galullo sottolinea, innestando cronaca e documenti ufficiali. Troppe per non rendersi conto degli affari che dall’Emilia al ricco Veneto le mafie fanno ogni giorno spesso nel silenzio, rotto solamente da qualche voce coraggiosa. Verderio lo ricordate? Lui ad esempio, capace nel Varesotto, di dare battaglia, da semplice consigliere comunale. E se nei vicini paradisi fiscali, Monaco e S.Marino, ben poco può fare la comunità e la società, qui, da noi, in Italia, la consapevolezza può portare sicuramente a meglio equipaggiarsi contro l’avanzata, economica, delle mafie. Qui davvero si contano i numeri, e la voglia di raccontare, documentare, tirare qualche spallata, magari non decisiva, ma di rottura, nel muro del silenzio, sono armi fondamentali per sconfiggere la mafia e la sua silenziosa mole di affari.

Fonte: Liberainformazione.org

Link: Guardie o ladri, il blog di Roberto Galullo
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