Gli infami e la legge bavaglio

11 Giu

Oltre la metà dei giornalisti minacciati di Taci infame, con la nuova legge sulle intercettazioni avrebbero poco di che scrivere e soprattutto non farebbero più paura ai poteri criminali.

Taci infame, il nuovo libro di Walter Molino, racconta le storie di una ventina di cronisti dal fronte del Sud, accomunati dall’aver subito diversi tipi di minacce e ritorsioni (dall’auto bruciata alle pallottole inviate per posta, fino alle richieste di risarcimento milionarie) non solo da mafia, camorra e ‘ndrangheta ma in generale dai poteri criminali locali, che spesso vedono coinvolti politici, amministratori, presunti imprenditori, perfino qualche magistrato (vedi Ragusa e il caso Spampinato e le pesanti conseguenze subite dallo storico-blogger Carlo Ruta).

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Da Peppe Baldessarro, cronista di razza del Quotidiano della Calabria, a Gianni Lannes, il free lance più censurato d’Italia, da Giuseppe Baglivo – precario 35enne che per oltre un anno ha retto la cronaca giudiziaria di Vibo Valentia-, ad Antonio Anastasi della redazione di Crotone del Quotidiano, fino a Nino Amadore del Sole 24 Ore di Palermo oltre ai più noti Lirio Abbate e Rosaria Capacchione.

Difficile immaginare che giornali come il Quotidiano della Calabria o la Gazzetta del Sud facciano disobbedienza civile come Repubblica, il Fatto o l’Unità. Insomma, dove non sono riusciti i poteri e le lobby criminali riuscirà una legge dello Stato: i giornalisti che non hanno arretrato di fronte alle minacce e ai colpi di pistola (vedi la storia di Angela Corica di Calabria Ora: ha 25 anni e le hanno sparato sull’auto dopo aver scritto di una discarica comunale) saranno costretti all’auto-bavaglio per non rischiare sanzioni pesantissime, o peggio di essere letteralmente scaricati dai propri editori.

Dice Lirio Abbate in un passaggio del libro: “la forza del cronista è la notizia, ti possono ostacolare quanto vogliono, ma solo un caporedattore pazzo rinuncia a una notizia in esclusiva”. Adesso quel caporedattore passerà per sano di mente, un buon padre di famiglia che non metterà a rischio l’esistenza stessa del suo giornale.

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