Messina, la cosca imponeva il cemento impoverito. Confische per 50 milioni di euro

30 Giu

Beni per 50 milioni di euro sono stati confiscati a Nicola e Domenico Pellegrino, imprenditori del calcestruzzo e  del movimento terra considerati elementi di spicco di un gruppo criminale affiliato alla cosca messinese di  Giacomo Spartà. Secondo la Dia di Messina, i due fratelli hanno lucrato sul cemento impoverito o depotanziato,  consolidando una sorta di monopolio nel settore grazie ai loro rapporti mafiosi. Un giro d’affari record, con un  incremento del capitale fino al mille per cento in pochi mesi. Dalle indagini sono emerse gravi irregolarità legate alla fornitura di calcestruzzo, in molti casi erogato in misura inferiore rispetto alle quantità previste. Tra i beni confiscati diverse quote societarie, 40 automezzi (camion, betoniere, trattori, fuoristrada, autovetture e moto di grossa cilindrata), due impianti di produzione di calcestruzzo completi di silos, nastri trasportatori ed altri macchinari, 20 rapporti bancari e polizze assicurative per oltre 200 mila euro, 39 immobili (terreni, ville e appartamenti): si tratta della più consistente misura di questo genere mai applicata in provincia di Messina.


Ma l’aspetto più inquietante resta che il cemento prodotto negli impianti della Calcestruzzi Messina srl dei fratelli  Pellegrino e imposto ai cantieri pubblici e privati della zona sud e nei Comuni della fascia jonica messinese, era  depotenziato. L’ingegner Attilio Masnata, il consulente tecnico nominato dai sostituti della Dda peloritana, Angelo Cavallo e Fabio D’Anna. I due magistrati lo scorso autunno avevano depositato la nota preliminare dell’esperto alla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale che ora si è pronunciata sulla confisca dei beni. L’impianto di contrada Badile, nel rione di Santa Lucia sopra Contesse, era stato sequestrato dalla Dia il 24 giugno 2009 insieme a cinque società, appartamenti, ville, terreni, impianti per la produzione del calcestruzzo, camion, betoniere e disponibilità bancarie dei fratelli Pellegrino. Il 23 settembre era seguito un sequestro probatorio negli impianti della Calcestruzzi Messina srl, della Messina Scavi e della Marina srl, dove il consulente tecnico ha potuto esaminare i macchinari e analizzare i campioni di beton, riscontrando “numerose non coformità legate alla natura e ai quantitavivi delle materie prime impiegate rispetto ai dati di qualifica”.

In particolare l’ingegner Masnata ha constatato come “per quanto riguarda i calcestruzzi a dosaggio è stato individuato un ammanco sistematico di 20 kg/mc per i prodotti 200/300 e 30 kg/mc per il dosaggio 80, ammanco che si configura come frode commerciale”. Secondo il consulene tecnico, il cemento “impoverito” sarebbe stato proddotto non solo per realizzare insediamenti abitativi privati, ma perfino grandi opere pubbliche come il nuovo approdo di Tremestieri, il cui molo ha presentato dopo pochi mesi vistose crepe. E di calcestruzzo depotenziato si parla nelle intercettazioni telefoniche dei fratelli Pellegrino nell’operazione antimafia “Lux”.

http://www.repubblica.it

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