Da Reggio Emilia ai paesi poveri: sventato traffico di rifiuti tossici

1 Lug

GIOVANNI VIGNALI


Vecchi computer, frigoriferi ormai inutilizzabili, componenti meccanici e informatici, ma anche televisori, videoregistratori, pneumatici fuori uso e persino cofani e paraurti.
Rifiuti pericolosi per la legge italiana, il Decreto Ronchi del 1997 aggiornato nel 2006 grazie alle nuove direttive europee.
Merce buona invece, secondo qualcuno, per essere smistata nei mercati africani: quello keniota, congolese, ghanese e nigeriano, come hanno accertato gli uomini della Guardia Forestale di Reggio Emilia, guidati dall’ispettore Claudio Rossoli.


I blitz proseguono dal 17 giugno

I blitz sono cominciati il 17 giugno scorso e proseguono da allora.  Da oltre due settimane le Fiamme verdi della città emiliana stanno sequestrando camion carichi di materiale esausto che – anziché prendere la via dello smaltimento – stava per salpare verso l’Africa, dove sarebbe stato rivenduto in mercati locali oppure accatastato in discariche illegali, in cui i lavoratori (non di rado bambini) operano senza protezioni, esposti ai micidiali cocktail dei composti chimici che questi scarti rilasciano nel momento in cui vengono trattati in modo rudimentale.

L’acquisto deve essere tracciabile

“L’acquisto e la cessione di materiale simile deve essere tracciabile, in assenza di fatture scattano controlli e perquisizioni – ricorda l’ispettore Rossoli – Negli ultimi anni ci è capitato di trovare di tutto. Discariche illegali che si facevano regolarmente pubblicità sui giornali per recuperare pezzi di autovetture.

Scarti tossici per la gente povera?

Macchine e motorini segati a metà, bloccati in dogana poco prima che partissero. Centinaia di copertoni usati pronti a prendere la via del mare con destinazione Santo Domingo. Quando li abbiamo interpellati, alcuni dei denunciati si sono limitati a dire: “Li stiamo mandando a casa, servono alla gente povera”.
Dentro questi scarti peraltro si trovano composti altamenti tossici come piombo, cadmio, mercurio e cromo, che possono causare danni irreparabili a minori e donne incinta. La stima dell’Onu è di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno ed il destino di questa enorme quantità non è conosciuto”.

La filiera: da Vezzano all’Africa

Vezzano, Bagnolo, Reggio Emilia: il modus operandi era spesso il medesimo. I sedicenti imprenditori (sono tre, per ora, e su di loro si concentrano le inchieste condotte dai sostituti procuratori Marco Imperato e Maria Rita Pantani) si presentavano nelle discariche e ne uscivano con furgoni carichi di materiale di scarto. Il vantaggio era almeno duplice: i trafficanti da un lato reperivano la merce a costo zero, i titolari delle rimesse dall’altro non dovevano ricorrere alle spese di smaltimento – considerata attività di pubblico interesse, secondo la normativa italiana.

Ma hanno chiamato la Forestale

Tutto è cominciato quando i residenti nella frazione di Sedrio, poco distante da Vezzano di Reggio Emilia, hanno chiamato le forze dell’ordine: quel viavai di camion zeppi di batterie, elettrodomestici e vecchi computer li aveva allarmati. Il sindaco, Mauro Bigi, ha immediatamente emesso un’ordinanza con la quale ha intimato all’imprenditore di bonificare l’area nella quale venivano tenuti i furgoni ora sequestrati dalla Forestale.

Si cerca di capire se dietro c’è un “sistema”

L’indagine nel frattempo sta proseguendo per capire se dietro questo traffico di rifiuti pericolosi ci fosse un vero e proprio sistema, composto da persone collegate fra loro, alcune delle quali native dei Paesi a cui erano destinati i carichi (fra i tre denunciati ci sono infatti un nigeriano e un keniota), e quindi presumibilmente in grado di riciclarli più facilmente.
“Si tratta di flussi di residui che non vengono intercettati dai sistemi di recupero – si legge sul comunicato emesso dal comandante della Forestale di Reggio, Attilio Menia – Discariche illegali in Africa e in Asia avrebbero potuto accogliere vecchie stampanti, computer, schermi e gestirli in spregio alle più elementari norme di sicurezza”.

Verso Nigeria, il Ghana e anche la Cina

“I dati – continua il comandante della Forestale – ci dicono che è soprattutto verso nazioni come la Nigeria, il Ghana e a volte la stessa Cina che questi carichi fanno rotta, Da quel momento in poi il loro tragitto sparisce per sempre dai nostri occhi.
La gestione dei rifiuti è disciplinata dal Decreto Legislativo n.152/06 – Parte Quarta – al fine di assicurare una elevata protezione dell’ambiente, tenendo conto della specificità dei residui pericolosi. Devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente”.


http://www.ilsalvagente.it


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: