Compagni di merende

6 Lug

ALESSANDRA ZINITI

Il mattone non perde il suo fascino. Lottizzazioni, palazzi, investimenti immobiliari e turistici. Cosa nostra non rinuncia ad investire nell´edilizia e continua a trovare imprenditori disponibili a reinserire nel circuito dell´economia legale i proventi di attività criminali. E quando si tratta di affari – nota il procuratore aggiunto Antonio Ingroia – «i clan mafiosi superano le divisioni». Almeno a giudicare dalla joint venture tra Giacomo Vaccaro, 55 anni, uomo d´onore già condannato per mafia e cognato di Antonino Mangano, reggente di Brancaccio, e due costruttori di Tommaso Natale e Cardillo, Carlo Fasetti e Domenico Licalsi, 51enni, che in molti dei loro cantieri chiamavano come direttore dei lavori l´architetto Giuseppe Liga, l´erede dei Lo Piccolo alla guida del mandamento di San Lorenzo.Vaccaro, Fasetti e Licalsi sono stati arrestati ieri dalla Guardia di finanza in esecuzione di un ordine di custodia cautelare firmato dal gip Silvana Saguto su richiesta dei pm Ingroia, Del Bene, Micucci e Picozzi. Tutti e tre sono accusati di trasferimento fraudolento di valori aggravato dall´agevolazione a Cosa nostra. I due imprenditori rispondono anche di riciclaggio aggravato. Sottoposti a sequestro preventivo appartamenti, ville, box e terreni sia a Palermo che a Campofelice di Roccella e il capitale sociale o alcune quote delle aziende edili “Euro costruzioni generali Srl”, “Fas. Edil Srl”, “Pangea Srl”, “Progetto Villa Srl” di Carlo Fasetti e numerosi rapporti bancari e quattro Porsche intestate a Domenico Licalsi che con queste auto aveva anche partecipato alla Targa Florio. La stima complessiva dei beni sequestrati si attesta tra i 5 e i 6 milioni di euro.
Secondo l´accusa, i due imprenditori avrebbero riciclato i capitali di Vaccaro nella realizzazione di alcuni residence nella zona occidentale di Palermo. Un investimento iniziale di un milione di euro che avrebbe fruttato ben presto un piccolo impero economico nel settore dell´edilizia privata.
«L´architetto Liga che ufficialmente ha rivestito l´incarico di direttore dei lavori presso i cantieri di Fasetti e Licalsi – spiegano gli inquirenti – fungeva in realtà da collegamento con l´organizzazione criminale e da punto di riferimento per l´ottenimento e l´affidamento di lavori edili. Vaccaro avrebbe investito nella “Euro costruzioni generali” per l´acquisto di un terreno a Campofelice di Roccella dove sono state poi realizzate diverse ville, per la realizzazione di immobili turistici a Pantelleria e per 16 unità immobiliari a Monreale costruiti della cooperativa “Domus nostra” nella quale. A Palermo, il boss avrebbe invece investito nell´acquisto di un terreno a Cardillo dove poi sono state edificate 56 ville. Secondo i magistrati, i due costruttori erano consapevoli di fare da prestanome a Vaccaro.
Utili alle indagini, oltre ai “pizzini” ritrovati nel covo di Giardinello dove sono stati arrestati i Lo Piccolo, anche le dichiarazioni di 5 collaboratori di giustizia nonché le intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno rivelato i rapporti consapevoli dei due costruttori con Liga e Vaccaro. “La mafia degli affari non è affatto in ginocchio – è l´analisi del pm Ingroia – sa spostare capitali, investire, ma lo Stato riesce a rispondere e a intercettare i flussi finanziari”.

la Repubblica ed. Palermo

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