Gela, lo scheletro della legalità

15 Set

ROSARIO CAUCHI

Praticamente da un anno, a Gela, quello che avrebbe dovuto rappresentare un esempio di trasparenza e rispetto delle regole nel settore edilizio, come preannunciato al momento della posa della prima pietra, ovvero il cantiere finalizzato alla realizzazione di un nuovo centro commerciale-direzionale, è totalmente bloccato. Dall’allora primo cittadino Rosario Crocetta, e fino alle massime autorità provinciali e regionali, il motto fu praticamente univoco, “bisogna sostenere attività ed imprenditori che hanno deciso di schierarsi in favore della legalità e della correttezza professionale”. Un cantiere, quindi, che si sarebbe dovuto differenziare da altri, voluto da Giuseppe Burgio e Salvatore Greco, imprenditori che in passato hanno denunciato le minacce ricevute da esponenti della mafia agrigentina. L’enorme scheletro di un’opera iniziata nella primavera dello scorso anno, però, giace solitario in attesa che gli operai possano ritornare a lavorare.

Struttura, questa, ancor più simbolica poiché ubicata proprio di fronte alla sede del locale commissariato della Polizia di Stato. Al momento, stando a fonti sindacali, dopo il superamento dei problemi connessi al mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione, ammontanti a più di 550 mila euro, da parte della società proprietaria dell’area la “Ho.pa.f. s.r.l.” di Porto Empedocle, il blocco dipenderebbe da controversie sorte fra la stessa società agrigentina e quella incaricata dell’effettuazione dei lavori, la “Sogresal Costruzioni srl”.

Una via d’uscita, solo momentanea, era stata raggiunta all’indomani dell’accoglimento, da parte degli uffici tecnici del comune di Gela, dell’istanza di concessione edilizia in sanatoria presentata dalla società proprietaria dell’area, che aveva avviato i lavori senza che ai dirigenti municipali risultasse il versamento degli oneri di urbanizzazione. Alcuni tecnici comunali, addirittura, avevano ipotizzato l’emissione di falsi bonifici.

Un appalto da 8 milioni di euro, che aveva fatto sperare in una minima ripresa del settore edile, in declino nella zona del gelese, aspetta, quindi, di ripartire: le attese, peraltro, difficilmente potranno trovare un’immediata risposta. Nell’occhio del ciclone, intanto, è finito proprio l’imprenditore Giuseppe Burgio, proprietario della “Ho.pa.f. s.r.l.”.

Responsabile di alcune società che gestiscono, per la Sicilia, i marchi della grande distruzione “Di Meglio” e “Iperte”, Burgio si trova ad affrontare diverse accuse, formulate da sindacati e lavoratori. I dipendenti delle due catene di supermercati, infatti, attraverso i propri rappresentanti sindacali, da almeno un anno lamentano il tardivo pagamento degli stipendi, che avverrebbe, a loro dire, ogni tre mesi, con gravi ripercussioni sugli equilibri familiari. Non sono mancati gli scioperi, anche tra i lavoratori dei punti vendita di Gela.

Allo stesso tempo, la polemica si è ancor più infiammata a seguito della notizia dell’avvenuto acquisto, da parte dello stesso imprenditore, di uno yacht da 10 milioni di euro, varato dai cantieri navali pisani “Arno”. Operazione, che sarebbe avvenuta in luglio, immediatamente smentita da Giuseppe Burgio, presente all’inaugurazione, a suo dire, solo perché invitato dalla famiglia Picchiotti, titolare dei cantieri, ma confermata, al contrario, dai giornalisti intervenuti per coprire l’evento.

Oltre alla questione yacht, adesso l’imprenditore viene chiamato in causa anche dal collaboratore di giustizia Luigi Putrone, ex reggente del gruppo di cosa nostra a Porto Empedocle. Putrone, sentito dagli inquirenti agrigentini, ha descritto il meccanismo utilizzato dalla sua cosca allo scopo di riciclare proventi economici illeciti: un appoggio essenziale sarebbe giunto, stando alle sue dichiarazioni, proprio da Giuseppe Burgio e dai supermercati da lui gestiti, capillarmente diffusi all’interno della provincia di Agrigento.

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