Partinico, decapitata la cosca dei Vitale

2 Dic

SALVO PALAZZOLO

Nonostante il carcere duro, il capomafia di Partinico Vito Vitale era riuscito a nominare i suoi successori: prima il figlio più piccolo, Leonardo, 24 anni; poi, il primogenito Giovanni, che a 28 anni può già vantare due soggiorni in carcere (uno da minorenne) con l’ accusa di associazione mafiosa.

Sono stati i figli di Vito Vitale a riorganizzare lo storico mandamento di Partinico: le indagini della Procura di Palermo e dei carabinieri del Gruppo Monreale hanno scoperto che il business di famiglia era rimasto quello di un tempo, le estorsioni agli imprenditori. Ma i giovani Vitale avevano inventato un sistema nuovo per incassare il pizzo: non c’ erano più soldi da riscuotere, piuttosto costringevano le aziende a comprare il calcestruzzo da una sola ditta, la “Edil Village” gestita da Alessandro Arcabascio e Alfonso Bommarito. Chi si rifiutava, subiva un attentato.

«Non risulta che nessuno abbia mai denunciato – allarga le braccia il procuratore Francesco Messineo – anche se il cemento era il più caro sul mercato, perché c’ erano da coprire le spese della percentuale alla famiglia mafiosa». Giovanni Vitale è stato arrestato la notte scorsa, nel corso di un blitz che ha riguardato altre 22 persone, fra cui gli imprenditori Arcabascio e Bommarito. Leonardo Vitale era già in carcere da febbraio, quando era stato arrestato per rapina e condannato a sei anni. Fra gli arrestati figura anche un insospettabile: l’ architetto palermitano Antonino Lu Vito, che è accusato pure lui di associazione mafiosa. Sarebbe stato l’ ufficiale di collegamento fra il mandamento di Partinico e le cosche palermitane. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesco Del Bene e dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, dicono che i colonnelli di Vitale tenevano parecchio alla mediazione di Lu Vito. I carabinieri del Gruppo Monreale, guidati dal colonnello Pietro Salsano, hanno pedinato a lungo l’ architetto. Ma lui è rimasto sempre nell’ ombra. Molte più informazioni sono arrivate dalle parole intercettate fra i boss Partinico, Elviro Paradiso e Gianfranco Brolo, fedelissimi dei Vitale. Attraverso quei dialoghi gli investigatori hanno scoperto che l’ architetto Lu Vito era stato l’ organizzatore di un incontro «importante» al mobilificio “Lunetto group” di via Dante 108, a Palermo. Il 19 ottobre 2009, c’ era una telecamera nascosta dentro un’ auto civetta a riprendere ogni movimento della comitiva appena arrivata da Partinico. In un video sono stati filmati Paradiso, Brolo, Lu Vito e poi ancora altri esponenti della famiglia Vitale. Altre intercettazioni hanno spiegato che in quella riunione si cercò di comporre la controversia che era scoppiata fra due imprenditori un tempo soci di un bar aperto all’ interno del centro commerciale “Ferdico” di Carini. Lu Vito ha 55 anni, risulta residente in via Marvuglia 52: per i magistrati la sua posizione è di «stabile inserimento nell’ organizzazione mafiosa di Palermo». A sentire i dialoghi dei boss di Partinico, l’ architetto avrebbe fatto parte del mandamento di Resuttana e sarebbe stato addirittura il rappresentante di Gaetano Fidanzati, lo storico padrino dell’ Acquasanta. È ancora Elviro Paradiso a rivelare a Brolo che Lu Vito era ammesso persino alle riunioni con l’ altro architetto, Giuseppe Liga, arrestato nei mesi scorsi con l’ accusa di essere il capo mandamento di Tommaso Natale. «I peli gli si sono stretti a Tanino – così Paradiso raccontava le confidenze ricevute da Lu Vito – fecero una riunione e tutti gli consigliarono d’ andarsene a Tanino, di allontanarsi per ora da qua, capito?». Erano i giorni in cui Tanino Fidanzati era stato accusato di essere il mandante dell’ omicidio del genero, Giovanni Bucaro. In quella riunione riferita da Paradiso sarebbe stato addirittura Liga (presente Lu Vito) a impuntarsi perché Fidanzati trascorresse la latitanza fuori dalla Sicilia. Le indagini proseguono. Intanto, in manette sono finiti: Francesco Alfano, Gianfranco Brolo, Carmelo Culcasi, Francesco Paolo Di Giuseppe, Antonino Giambrone, Salvatore Lamberti, Antonio Lo Biundo, Lorenzo Lupo, Pietro Orlando, Elviro Paradiso, Roberto Rizzo, Santo Salvaggio, Alfonso Scalici, Francesco e Giovanni Battista Tagliavia, Gioacchino Guida e Ambrogio Corrao. Sono state le intercettazioni a svelare i segreti del mandamento di Partinico, che negli ultimi anni è stato un vero e proprio laboratorio di alleanze criminali. Anche il latitante Mimmo Raccuglia aveva seguito la scia dei Vitale. Ma poi è finito in manette, nel novembre dell’ anno scorso. Chi non aveva invece mai digerito i Vitale era Francesco Tagliavia, che Vito Vitale aveva addirittura condannato a morte. Appena scarcerato, entrò subito in contrasto con Leonardo Vitale. Paradiso e Brolo lo criticavano: «Appena lui si immischia di nuovo in un’ altra cosa gli calano sempre la testa». Fu trovato un accordo sugli affari. Gli imprenditori complici non mancavano. «Lo Stato ha fatto tutto quello che poteva – ribadisce il procuratore Francesco Messineo – l’ alibi dello Stato assente non funziona più, riteniamo ingiustificato il silenzio degli imprenditori di Partinico». Sono una decina le vittime del racket che verranno presto interrogate dai carabinieri. Se non ammetteranno l’ estorsione che emerge dalle intercettazioni rischiano un’ imputazione per favoreggiamento.

Nelle foto: Leonardo (24 anni) e Giovanni Vitale (28).

http://www.repubblica.it

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