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Via D’Amelio, Gozzo: «Fu golpe».

19 Lug

Via D’Amelio, Gozzo: «Fu golpe».

Nicola Biondo su l’Unità.

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Noi che credevamo di sapere tutto

19 Lug

Credevamo di sapere tutto e invece sapevamo solo quello che ci hanno voluto far credere. Adesso forse crediamo di aver capito, ma siamo lontani da qualsiasi verità giudiziaria. Le prove ci vogliono, ha ricordato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. E allora se viviamo (ancora) in uno Stato di diritto, lo Stato deve assicurarci l’accertamento dei fatti nelle aule di Tribunale. C’è qualcuno che si sente (ancora) di crederci? Continua a leggere

Il gesto a metà di Nicola ‘o americano

15 Lug

PEPPE RUGGIERO

Tanto tuonò che alla fine piovve. Le dimissioni di Cosentino non sono altro che una piccola pioggerellina estiva. Intensa ma breve. Il tempo di rinfrescare l’aria. Si potrebbe quasi dire che il dossier contro Caldoro fa più’ paura della Camorra. Anzi perché non dirlo. Non si riesce più a tenere il conto dei pentiti che hanno chiamato in causa il sottosegretario per ”amicizie” con il clan dei Casalesi. Insufficienti però in questi anni a “redimerlo” per  lasciare gli incarichi di Governo. Ora invece davanti allo scandalo P3, Cosentino lascia. Non totalmente.  Strategicamente rimane coordinatore campano del Partito di Berlusconi. Un gesto a metà. Una dimissione che sembra quasi una vittoria. E che fa paura. Mantiene il potere e l’influenza nella sua Campania. Una regione  che dovunque  la guardi, da destra o da sinistra,non esprime una classe politica degna di questo nome. Continua a leggere

Cosentino tiene in scacco la Campania

14 Lug

PEPPE RUGGIERO

Uno, due, tre, quattro, cinque. Non si contano piu’ i pentiti che chiamano in causa il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino. Pentiti eccellenti che in questi anni hanno svelato i segreti ed i meccanismi del clan dei Casalesi, la holding criminale tra le piu’ potenti economicamente nel panorama delle mafie italiane. Dai rifiuti all’eolico, dai voti per essere eletto ai dossier per screditare gli avversari politici. Una lista che ogni giorno si allunga per il coordinatore regionale del Pdl in Campania. Bastava leggere le  293 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Raffaele Piccirillo, che aveva  chiesto il via libera al Parlamento per arrestare il sottosegretario all’Economia per sapere. Unico capo d’accusa. Concorso esterno in associazione mafiosa: voti in cambio del patrocinio politico del clan dei Casalesi nel settore dei rifiuti.

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Grasso: le prove ci vogliono

30 Giu

“Le teorie sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove giudiziarie. Le prove costruite su tante fonti non hanno mai consentito di costruire la prova penale individualizzante in grado di accertare responsabilità”. Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla relazione del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, sui delitti e le stragi di mafia del 1992-93 con riferimento ai passaggi sulla, “trattativa tra Stato e cosa nostra”. Grasso ha parlato al termine dell’audizione sul ddl intercettazioni innanzi alla Commissione Giustizia della Camera. Domattina proseguirà la seconda parte della sua audizione.

Il tableau

30 Giu

(…) la sentenza di Palermo non dice soltanto di Dell’Utri, racconta anche di Berlusconi perché conferma quella sorta di “assicurazione” con la mafia che il Cavaliere sottoscrive ingaggiando e promuovendo il suo ex-segretario personale e compagno di studi. Non c’è dubbio che, con questo risultato, Berlusconi paga in Italia e nel mondo un prezzo molto imbarazzante al suo passato. Un onere non giudiziario, ma un costo decisivo, politico e d’immagine. Perché se si assemblano le tessere raccolte in questi anni emerge con sempre maggiore nitidezza, e nonostante l’ostinatissima distruzione della macchina giudiziaria, quali sono il fondo, le leve, le pratiche e i comprimari del successo di Silvio Berlusconi, dove Dell’Utri è soltanto un tassello, una delle concatenazioni oscure della sua fortuna, la più disonorevole forse, ma non la sola. Continua a leggere

Appello, sette anni a Dell’Utri: ha mafiato fino al 1992

29 Giu

Marcello Dell’Utri condannato a sette anni di carcere. Questo il verdetto della corte d’appello di Palermo presieduta da Claudio Dall’Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). In primo grado il senatore del Pdl era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. In appello Dell’Utri è stato assolto “per le vicende successive al 1992 perché il fatto non sussiste”. Dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici della corte d’appello di Palermo riscrivono così la sentenza di primo grado. Riscrivono cioè una parte sostanziale della sentenza emessa dal tribunale di Palermo nel 2004. La corte d’appello ritiene che Dell’Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade ma anche con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falconme e Borsellino. Continua a leggere