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Gratteri: “La ‘ndrangheta finirà quando non ci sarà più l’uomo sulla Terra”

14 Lug

«La ‘ndrangheta finirà quando non ci sarà più l’uomo sulla Terra» – (via Corriere della Sera).

Lombardia, ‘ndrangheta connection

13 Lug

Lombardia, ‘ndrangheta connection | di Enrico Fierro e Davide Milosa (via Malitalia)

Roberto Saviano. Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni

13 Lug

Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni – Repubblica.it.

Il tableau

30 Giu

(…) la sentenza di Palermo non dice soltanto di Dell’Utri, racconta anche di Berlusconi perché conferma quella sorta di “assicurazione” con la mafia che il Cavaliere sottoscrive ingaggiando e promuovendo il suo ex-segretario personale e compagno di studi. Non c’è dubbio che, con questo risultato, Berlusconi paga in Italia e nel mondo un prezzo molto imbarazzante al suo passato. Un onere non giudiziario, ma un costo decisivo, politico e d’immagine. Perché se si assemblano le tessere raccolte in questi anni emerge con sempre maggiore nitidezza, e nonostante l’ostinatissima distruzione della macchina giudiziaria, quali sono il fondo, le leve, le pratiche e i comprimari del successo di Silvio Berlusconi, dove Dell’Utri è soltanto un tassello, una delle concatenazioni oscure della sua fortuna, la più disonorevole forse, ma non la sola. Continua a leggere

Il partito di Cosa nostra e la voglia di mafia

20 Giu

ENRICO BELLAVIA

Qual è il partito politico che in questo momento ascolta le classi deboli, ne interpreta i bisogni, coltiva rapporti con la borghesia imprenditoriale e parte dell’intellighenzia, sa amministrare con oculatezza, ha una propria visione strategica del mercato e perfino sulla sicurezza non resta indietro? È Cosa nostra. Pur con le sue crisi di leadership, le alterne fortune, i momentanei rovesci finanziari, il partito dei boss gode di un largo consenso, a tratti crescente. Continua a leggere

Il superpoliziotto La Barbera era un agente dei Servizi

9 Giu

Il superpoliziotto La Barbera era un agente dei Servizi – Repubblica.it.

I business delle ecomafie non solo rifiuti e cemento

5 Giu

LUCA SALICI

Nel rapporto Ecomafia 2010 di Legambiente non si parla esclusivamente di gestione dei rifiuti e del ciclo del cemento. Le mafie si annidano anche in altri affari, mostrando interesse per quei settori “green” dell’economia globale.

Agromafia
L’agricoltura è da sempre un settore strategico dell’economia criminale. Viene stimato un giro d’affari di circa 50 miliardi d’euro l’anno, ovvero un terzo del fatturato illegale nella nostra Penisola. Ogni giorno vengono accertati 150 reati. Un agricoltore su tre è raggiunto dai tentacoli delle mafie, secondo la Confederazione italiana agricoltori. “Una mafia dal volto antico e moderno – si legge nel rapporto Ecomafia – quella che prolifera nelle campagne e che incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone perché può contare sulla condizione d’isolamento degli operatori”.
I reati sono dei più svariati: furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, macellazioni clandestine, danneggiamento al raccolto, truffe nei confronti dell’Ue, caporalato, saccheggio del patrimonio boschivo.

“Sappiamo – dice Carmelo Gurrieri, presidente Cia Siclia – che la criminalità organizzata condiziona buona parte dell’intera filiera agroalimentare siciliana. Molti sono i campanelli d’allarme che indicano come il problema sia in fase di recrudescenza”. I clan controllano e condizionano l’intera filiera agroalimentare: dalla produzione agricola all’arrivo della merce nei porti, dai mercati all’ingrosso alla grande distribuzione.

Nei prezzi al consumatore, molto spesso gonfiati, vengono così considerati anche racket e pizzo, le “tasse” delle mafie. L’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia rivela che nei mercati ortofrutticoli di Vittoria (Rg), Fondi (Lt) e Milano si sono costituiti pericolosi cartelli che gestiscono e controllano in maniera monopolistica  e mafiosa le rotte di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli verso le varie zone d’Italia.

Il dossier Ecomafia ha fotografato anche il ritorno all’abigeato. Il valore medio di un capo di bestiame è 3.000 euro; ogni anno ne spariscono 100 mila. Una gran parte di questi viene destinata alla macellazione clandestina. Nel Meridione, nell’ultimo anno, sono aumentati del 20% i furti di animali.

Un Paese in fumo
Gli incendi dolosi rappresentano un altro business delle mafie. Secondo i dati del 2009 il 51% dei roghi avviene nelle regioni del Sud a tradizionale presenza mafiosa – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Il rapporto Ecomafia 2010 avverte: “in molti casi ci si trova di fronte non a isolati criminali incendiari, ma alla vera e propria criminalità organizzata, che ha interessi forti principalmente nelle attività di rimboschimento e in quelle legate al ciclo del cemento”.
L’Italia nel 2009 è bruciata di meno rispetto al passato. Il numero d’incendi risulta il più basso degli ultimi 18 anni, una riduzione del 20% rispetto al 2008. L’anno scorso 5.400 incendi hanno percorso una superfici di oltre 73.000 ettari della Penisola. In Sicilia sono avvenuti 462 incendi, l’8,6% del totale. Sono state eseguite 10 denunce, 3 arresti e 3 sequestri.

Se la situazione è migliorata è senza dubbio merito delle campagne di sensibilizzazione e di una acquisita consapevolezza dei danni ambientali procurati dai roghi. Un ruolo importante è svolto dalle amministrazioni comunali, adesso più attente alla tutela delle proprie aree forestali, tramite l’applicazione della legge quadro 353/2000. La suddetta legge ha introdotto l’obbligo di censire annualmente i terreni percorsi dal fuoco attraverso un apposito catasto nel quale è vietato sia edificare sia esercitare caccia e pastorizia per 10 anni. Finora l’80% dei Comuni, secondo Ecosistema incendi 2009, hanno istituito il catasto, mentre almeno la metà l’ha aggiornato nell’ultimo anno. In Sicilia si segnalano ancora gravi ritardi dei Comuni nella istituzione del catasto dei terreni percorsi dal fuoco.

Archeomafia
Ogni anno scompaiono da musei, chiese, collezioni private o di enti pubblici e privati migliaia di oggetti d’arte. Nel 2009 sono state rubate 1.093 opere, dato quasi uguale a quello dell’anno precedente (1.031). Trafugati 13.219 oggetti, reati che hanno portato ad aprire una indagine nei confronti di 1.395 persone, e a comminare 45 arresti. Nell’Isola sono state accertate 60 infrazioni, il 6,5% del totale. Le regioni del Sud Italia, insieme, rappresentato il 26,8% del dato complessivo nazionale.

il Quotidiano di Sicilia