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Gela, lo scheletro della legalità

15 Set

ROSARIO CAUCHI

Praticamente da un anno, a Gela, quello che avrebbe dovuto rappresentare un esempio di trasparenza e rispetto delle regole nel settore edilizio, come preannunciato al momento della posa della prima pietra, ovvero il cantiere finalizzato alla realizzazione di un nuovo centro commerciale-direzionale, è totalmente bloccato. Dall’allora primo cittadino Rosario Crocetta, e fino alle massime autorità provinciali e regionali, il motto fu praticamente univoco, “bisogna sostenere attività ed imprenditori che hanno deciso di schierarsi in favore della legalità e della correttezza professionale”. Un cantiere, quindi, che si sarebbe dovuto differenziare da altri, voluto da Giuseppe Burgio e Salvatore Greco, imprenditori che in passato hanno denunciato le minacce ricevute da esponenti della mafia agrigentina. L’enorme scheletro di un’opera iniziata nella primavera dello scorso anno, però, giace solitario in attesa che gli operai possano ritornare a lavorare. Continua a leggere

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Quel che so di Schifani

3 Set

LIRIO ABBATE

La verità sull’avvocato Renato Schifani dice di conoscerla bene l’imprenditore palermitano Giovanni Costa, con un patrimonio di centinaia di milioni di euro posto sotto sequestro e una condanna sulle spalle a nove anni per riciclaggio, accusa per la quale è in corso il processo d’appello. È una verità finora inedita e se fosse riscontrata dalla magistratura potrebbe portare ad attivare nuove indagini. Il nome di Costa, 56 anni, compare nell’elenco delle persone che la Procura di Palermo intende interrogare, insieme al dichiarante Gaspare Spatuzza: dall’imprenditore i pm pensano di ricavare notizie ancora riservate sull’ex avvocato. In particolare gli inquirenti vogliono far luce su eventuali collegamenti che ci sarebbero stati nei primi anni Novanta tra Schifani ed esponenti di Cosa nostra, in particolare i fratelli Graviano autori delle stragi siciliane del 1992 e di quelle di Roma, Milano e Firenze del 1993. Continua a leggere

A Palermo i professionisti mafia-free

20 Lug

NINO AMADORE

Il progetto è ormai in stato di avanzata attuazione: una lista “mafia-free” anche per i profes­sionisti. L’iniziativa è dei giovani del movimento Addio Pizzo e dell’associazione antiracket Libero Futuro di Palermo. Continua a leggere

Via D’Amelio, Gozzo: «Fu golpe».

19 Lug

Via D’Amelio, Gozzo: «Fu golpe».

Nicola Biondo su l’Unità.

Noi che credevamo di sapere tutto

19 Lug

Credevamo di sapere tutto e invece sapevamo solo quello che ci hanno voluto far credere. Adesso forse crediamo di aver capito, ma siamo lontani da qualsiasi verità giudiziaria. Le prove ci vogliono, ha ricordato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. E allora se viviamo (ancora) in uno Stato di diritto, lo Stato deve assicurarci l’accertamento dei fatti nelle aule di Tribunale. C’è qualcuno che si sente (ancora) di crederci? Continua a leggere

Colui che ha raccontato a Dio che non è Dio

15 Lug

GIUSEPPE CATOZZELLA

Tutto, come spesso succede per queste cose, è nato da quattro colpi sparati in faccia. Sparati a trenta centimetri dentro un bar di San Vittore Olona, provincia di Milano, nell’arroventato pomeriggio del 14 luglio del 2008. A rimanere a terra senza più la faccia è Carmelo Novella, detto Nunzio, 58 anni, boss di ‘ndrangheta di primordine, a capo della Locale di Milano, la divisione con cui la Provincia, il Crimine, la Casa Madre calabra separa i territori. Continua a leggere

Cosentino tiene in scacco la Campania

14 Lug

PEPPE RUGGIERO

Uno, due, tre, quattro, cinque. Non si contano piu’ i pentiti che chiamano in causa il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino. Pentiti eccellenti che in questi anni hanno svelato i segreti ed i meccanismi del clan dei Casalesi, la holding criminale tra le piu’ potenti economicamente nel panorama delle mafie italiane. Dai rifiuti all’eolico, dai voti per essere eletto ai dossier per screditare gli avversari politici. Una lista che ogni giorno si allunga per il coordinatore regionale del Pdl in Campania. Bastava leggere le  293 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Raffaele Piccirillo, che aveva  chiesto il via libera al Parlamento per arrestare il sottosegretario all’Economia per sapere. Unico capo d’accusa. Concorso esterno in associazione mafiosa: voti in cambio del patrocinio politico del clan dei Casalesi nel settore dei rifiuti.

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