“E’ il prestanome di Messina Denaro”. La DIA sequestra 1,5 miliardi a Vito Nicastri

14 Set

Vito Nicastri, in Sicilia, era il “re del vento”. Secondo la DIA in nome e per conto di Matteo Messina Denaro, che da tempo ha messo le mani sulla green economy. E’ lo scenario che emerge dal maxisequestro record da un miliardo e mezzo di euro messo a segno dalla Direzione investigativa antimafia nei confronti dell’imprenditore alcamese dell’eolico, il 54enne Vito Nicastri, titolare di diverse società nel settore delle energie alternative, che si era in qualche modo guadagnato quel titolo. “E’ stata fatta oggi la più grande operazione di sequestro dei beni ad un imprenditore nel Trapanese considerato vicino al boss Matteo Messina Denaro: sono stati sequestrati un miliardo e mezzo di euro”, ha confermato il ministro dell’interno Roberto Maroni. Continua a leggere

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“Seppellite Cesare”

14 Set

GIUSEPPE CASARRUBEA

Sicilia, marzo 1950. Strane voci circolano per l’isola. Riguardano un uomo che ha fatto parlare di sè in tutto il mondo. Si chiama Salvatore Giuliano. Di professione capo di una banda di terroristi neri. Alcuni dicono che è fuggito in Tunisia, nel dicembre 1948, su una imbarcazione; altri che sia andato nella Spagna franchista per arruolare un esercito di liberazione della Sicilia; altri ancora che il governo italiano ha organizzato la sua fuga nel Nuovo Mondo, dove il bandito è stato concepito nel 1922 (Gavin Maxwell, Dagli amici mi guardi Iddio, Milano, Feltrinelli, 1957, p. 147). Continua a leggere

Bari, i clan si riorganizzano con le affiliazioni in carcere

7 Set

Nelle carceri pugliesi è ripartita la “campagna acquisti”. Fonti investigative raccontano che un clan barese egemone negli anni 80 (forse quello di Savino Parisi o di Antonio Capriati) sta compiendo manovre sotterranee per una ripresa in grande stile, dopo le decimazioni causate dai clan avversari e dalle operazioni di Polizia. Per questo stanno ricominciando ad affiliare giovani detenuti, anche appartenenti a clan avversi. La pratica delle affiliazioni in carcere non è atipica nella storia della criminalità pugliese. Proprio nelle celle del penitenziario di Bari, il 1° maggio 1983, Pino Rogoli fondò la Sacra Corona Unita, la quarta mafia. Continua a leggere

Quel che so di Schifani

3 Set

LIRIO ABBATE

La verità sull’avvocato Renato Schifani dice di conoscerla bene l’imprenditore palermitano Giovanni Costa, con un patrimonio di centinaia di milioni di euro posto sotto sequestro e una condanna sulle spalle a nove anni per riciclaggio, accusa per la quale è in corso il processo d’appello. È una verità finora inedita e se fosse riscontrata dalla magistratura potrebbe portare ad attivare nuove indagini. Il nome di Costa, 56 anni, compare nell’elenco delle persone che la Procura di Palermo intende interrogare, insieme al dichiarante Gaspare Spatuzza: dall’imprenditore i pm pensano di ricavare notizie ancora riservate sull’ex avvocato. In particolare gli inquirenti vogliono far luce su eventuali collegamenti che ci sarebbero stati nei primi anni Novanta tra Schifani ed esponenti di Cosa nostra, in particolare i fratelli Graviano autori delle stragi siciliane del 1992 e di quelle di Roma, Milano e Firenze del 1993. Continua a leggere

Carmelo Jannì, vittima di mafia

28 Ago

FRANCO CASCIO

Trent’ anni fa la mafia uccideva Carmelo Iannì. E’ difficile che oggi ne sentiate parlare nei tg. E’ difficile che oggi avvenga qualche commemorazione con le più alte cariche dello Stato. E’ difficile che troviate un aeroporto, ma nemmeno una stazione, una villa, un giardino, uno stadio, una strada, un vicolo intitolato a Carmelo Iannì. Non era né un poliziotto, né un magistrato. Un cittadino. Ucciso dalla mafia perché aveva consentito ai poliziotti di infiltrarsi nel suo albergo per potere effettuare un’operazione che sarebbe poi andata a buon fine con l’arresto di un boss di spicco. E la mafia restituì la “cortesia”. Uccidendolo appena 4 giorni dopo quell’operazione. Continua a leggere

Antimafia di cristallo

20 Ago

GIUSEPPE CASARRUBEA

Una notizia buona, tra le tante che ogni giorno ci mortificano, è quella che i quotidiani di questi  giorni ci hanno dato a proposito di alcune iniziative del Parlamento islandese per dare libero accesso a tutti i siti che, come  www.wikileaks.org pubblicano documenti riservati di solito in possesso dei Servizi di intelligence civili e militari dei vari Paesi del mondo. A cominciare dagli Usa. Continua a leggere

In ricordo di Beppe Montana e Rocco Chinnici, assassinati dalla mafia

30 Lug


PARIDE LEPORACE

Venticinque anni fa veniva ucciso dalla mafia il capo della sezione catturandi della Squadra Mobile, Beppe Montana. Aveva appena 34 anni. Era il 28 luglio 1985. I killer lo sorpresero sul molo di Porticello dove custodiva la sua barca. Ormai definitive le condanne all’ergastolo, tra gli altri, per Totò Riina, Michele Greco, Francesco Madonia, Bernardo Provenzano e Bernardo Brusca. Montana era considerato un cacciatore infallibile di latitanti, una spina nel fianco della mafia. Per questo qualcuno gli aveva affibiato il nomignolo «Serpico». Poco prima di essere ucciso si era distinto per un’irruzione a Buonfornello, con l’arresto di personaggi di spicco di Cosa nostra. A condurre le indagini sulla sua morte fu Ninni Cassarà, ucciso pochi giorni dopo, il 6 agosto, insieme all’agente Roberto Antiochia.

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