Tag Archives: mafia

Vino e cemento, Cosa nostra diversifica gli investimenti

10 Giu

SALVO PALAZZOLO

I padrini di Cosa nostra ormai in carcere da anni avevano deciso di investire i propri tesori nella produzione di vino pregiato. Per il nuovo business si sarebbero affidati a uno dei professionisti siciliani più stimati del settore, l’ingegnere Francesco Lena, il patron dell’azienda “Abbazia Santa Anastasia” di Castelbuono (Palermo), che ha al suo attivo vini ormai in cima alle classifiche delle guide enologiche. Francesco Lena è stato arrestato all’alba dagli agenti della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile di Palermo: è accusato di associazione mafiosa, sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti, ma anche delle intercettazioni, che hanno captato discorsi d’affari fra boss del vertice di Cosa nostra. Continua a leggere

Infrazioni sul ciclo del cemento, opere pubbliche a rischio crollo

5 Giu

LUCA SALICI

Nell’ultimo anno sono stati persi 2 miliardi di euro in 27.000 costruzioni “senza regole”. Responsabili l’abusivismo edilizio e il calcestruzzo depotenziato. “Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità – si legge nel rapporto Ecomafia 2010 – un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private”.Secondo il dossier “il primo dato da segnalare per il ciclo del cemento è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica”. Sulla base delle stime Cresme Consulting, a dispetto del calo delle abitazioni ultimate (da 316.000 a 280.000) nel settore legale, la parte illegale ha visto una diminuzione di sole 1.000 abitazioni (da 28.000 a 27.000). L’abusivismo organizzato, afferma lo studio dell’associazione ambientalista, “opera in nero in tutta la sua filiera” dall’acquisto dei materiali alla manodopera: 7.463 infrazioni accertate, 9.784 denunce e 2.832 sequestri (triplicano gli arresti a quota 13). La Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati (15,8% del totale), al secondo la Calabria (12,1%), al terzo il Lazio (11,8%). Al quarto posto la Sicilia con il 9,6%, 718 infrazioni accertate, 532 sequestri effettuati e 915 persone denunciate.

Attenzione puntata anche sulle cosìdette “ricette di produzione” per il calcestruzzo depotenziato. Ne sanno qualcosa le società che hanno costruito gli aeroporti di Palermo e Trapani, il lungomare di Mazara del Vallo, l’Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e il commissariato di polizia di Catelvetrano (Tp). La fornitura di materiali inerti costituisce – a detta della Direziona nazionale antimafia – una delle fasi a maggior rischio di penetrazione mafiosa nel sistema dei pubblici appalti. Sulla Sicilia a tal proposito grava lo spettro della gestione delle cave: sono 580 quelle legalmente aperte, un’attività che frutta grandi guadagni ai cavatori che per l’estrazione non pagano nulla alle istituzioni. Da queste cave sono stati estratti oltre 113 milioni di metri cubi, 57 milioni solo nella provincia di Palermo. Numeri da record, su cui la parte del leone viene fatta dalla mafia. Per la Dna continua ad essere “disarmante la scarsa sensibilità finora dimostrata dal legislatore nazionale e regionale in materia di cave per quanto riguarda la prevenzione del rischio mafioso”.

il Quotidiano di Sicilia

Mafia, appalti e politica

3 Giu

RINO GIACALONE

Sono pagine di una storia finalmente scritta. In tutto sono 605 pagine, sono le motivazioni della sentenza scaturita dal processo «mafia e appalti seconda fase». Il procedimento riguardava la corruzione compiuta attorno alla costruzione di alloggi in cooperativa a Villa Rosina, quartiere alla periferia di Trapani che si affaccia su quella che è la zona di nuova espansione. Terreni a destinazione agricola a ridosso della scorrimento veloce che collega l’autostrada al porto, poco alla volta cementificati dall’urbanizzazione dopo le variazioni della destinazione d’uso. Aree comprate per pochi spiccioli che subito diventano oro per chi li acquista. L’oggetto dell’indagine una corruzione con il timbro della mafia. Imputati erano il capo mafia Francesco Pace e l’ing. Leonardo Barbara, il corrotto secondo l’accusa era l’ex vice presidente della Regione e assessore regionale al Territorio Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia, imputato anche di concorso esterno in associazione mafiosa. Continua a leggere

Racket, arresti e confessioni

25 Mag

SALVO PALAZZOLO

Dopo le confessioni dell’ultimo pentito di Cosa nostra, Manuel Pasta, trenta commercianti del salotto buono di Palermo sono stati convocati negli ultimi giorni in caserma e si sono trovati di fronte a un bivio: ammettere o negare di aver pagato il pizzo ai mafiosi. Undici operatori economici hanno raccontato anni di intimidazioni e ricatti; tutti gli altri continuano a negare e adesso rischiano di finire sul banco degli imputati con l’accusa di aver favorito i loro estorsori, che sono stati arrestati questa notte dai carabinieri del comando provinciale di Palermo. Continua a leggere

Ricordare Falcone: fatti, non parole

23 Mag

GIUSEPPE LUMIA

Sono passati 18 anni dalla strage di Capaci. Diciotto anni di depistaggi, silenzi, omissioni, collusioni di esponenti delle istituzioni che ricordano solo adesso. Abbiamo un grande bisogno di verità sulle strage e di credibilità nella lotta alla mafia. È necessario, quindi, evitare la retorica, ritirare il ddl sulle intercettazioni e sopperire alle carenze di organico e di risorse delle procure antimafia che indagano sulle stragi. Non c’è modo migliore per ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie e degli uomini della scorta. Continua a leggere

Ingroia: sono vivo grazie alle intercettazioni

21 Mag


ATTILIO BOLZONI

Il capo della mafia siciliana Bernardo Provenzano è imprendibile, ricercato da quarantasei anni e nove mesi. Dicono che si nasconda a un passo dalla sua casa di Corleone. È un fantasma: nessuno riesce mai a scovarlo. Una piccola folla ha applaudito ieri mattina nella parrocchia di Pagliarelli la bara di Gianni Nicchi detto Tiramisù, l’astro nascente di Cosa Nostra palermitana ucciso a colpi di pistola dai sicari del clan Lo Piccolo. Gli artificieri dei carabinieri hanno disinnescato l’ordigno piazzato sotto la casa del procuratore aggiunto Antonio Ingroia dagli uomini di Mimmo Raccuglia, il boss di Altofonte che dal 2000 è diventato il più pericoloso latitante al servizio di Totò Riina. Sarebbe andata cosi. Sarebbe andata così per legge. “L’ho scampata per un pelo”, racconta divertito – e poi neanche tanto – Antonio Ingroia, che era sulla lista nera di Raccuglia, mentre ricorda tutto ciò che (non) si sarebbe mai verificato in questi ultimi anni in Sicilia con il decreto voluto dal governo. Continua a leggere