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Mafia, appalti e politica

3 Giu

RINO GIACALONE

Sono pagine di una storia finalmente scritta. In tutto sono 605 pagine, sono le motivazioni della sentenza scaturita dal processo «mafia e appalti seconda fase». Il procedimento riguardava la corruzione compiuta attorno alla costruzione di alloggi in cooperativa a Villa Rosina, quartiere alla periferia di Trapani che si affaccia su quella che è la zona di nuova espansione. Terreni a destinazione agricola a ridosso della scorrimento veloce che collega l’autostrada al porto, poco alla volta cementificati dall’urbanizzazione dopo le variazioni della destinazione d’uso. Aree comprate per pochi spiccioli che subito diventano oro per chi li acquista. L’oggetto dell’indagine una corruzione con il timbro della mafia. Imputati erano il capo mafia Francesco Pace e l’ing. Leonardo Barbara, il corrotto secondo l’accusa era l’ex vice presidente della Regione e assessore regionale al Territorio Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia, imputato anche di concorso esterno in associazione mafiosa. Continua a leggere

Tutti gli uomini del Policentro

9 Ago

Premessa: è sacrosanto o no pretendere la massima trasparenza in un progetto che prevede ingenti investimenti e destinato a modificare profondamente il tessuto socio-economico di un territorio? La risposta, a Partinico, non è così scontata. La mega operazione Policentro, il centro commerciale dei sogni voluto da Lino Iemi e tenacemente sponsorizzato dal sindaco di Partinico Salvo Lo Biundo, dopo un percorso a ostacoli durato anni, è approdato lo scorso 29 giugno in consiglio comunale fortemente ridimensionato, facendo sorgere più di un dubbio sulle reali finalità dei suoi artefici. Per capirne di più Libera Mente ha scavato a fondo nella composizione societaria di Policentro Daunia srl,  creata per la costruzione e la gestione del grande insediamento di contrada Margi, e la fotografia che se ne ricava non lascia presagire niente di buono. Dalle carte ufficiali, di pubblica consultazione, emergono blindatissime società fiduciarie con sedi all’estero, imprenditori, professionisti e referenti politici locali, finanzieri con uffici a Manhattan e un interrogativo di fondo: siamo di fronte a un potenziale strumento di sviluppo per un territorio economicamente asfittico o ad una pura speculazione finanziaria di un variegato comitato d’affari? La questione è cruciale e mette in primo piano un magma indistinto tra controllori e controllati, politica e imprenditoria, professionisti e investitori invisibili. Continua a leggere